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Un obelisco davanti al foro
Data: 17/01/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: Foro_Romano
... Tutti si meravigliarono della mia presenza in quel luogo. Gli dissi che volevo parlargli da solo e, con evidente felicità, mi condusse in un’altra stanza dove fummo soli. Gli fui subito addosso e lo schiacciai contro il muro, abbassandomi a baciarlo profondamente. Era molto più basso di me: mi arrivava al torace. Le sue tenere labbra aderirono alle mie; la mia grossa lingua gli ravanò la bocca con impeto; le salive si unirono e le assaporammo l’un l’altro; ebbi un’immediata erezione che, benché trattenuta dalle braghe e dalla tunica non poté non sentire anche lui. Si sciolse tra le mie braccia ma, appena ci staccammo, tentò di allontanarmi. “Oddio, che sto facendo! Non posso, non posso. Il mio padrone è l’imperatore e non posso. Mi farebbe uccidere. La prego, se ne vada”. “Si, certo, me ne vado ma tu verrai con me… Ti ho chiesto in regalo e lui ha acconsentito… Tu adesso sei mio”. La sua espressione cambiò rapidamente. “Davvero?! Lei davvero è il mio nuovo padrone?!” Annuii. Mi saltò al collo e fu lui, questa volta, a regalarmi un bacio passionale. Si staccò. Era confuso. “Mi scusi, mi scusi, non dovevo ma… ma… ma sono veramente felice che lei sia il mio nuovo padrone. D’ora in poi obbedirò a tutte le sue richieste”. Non ho resistito. “Vuoi davvero dimostrarmi la tua felicità?” dissi. Gli misi una mano sulla testa e lo spinsi verso il basso. “Allora succhiamelo come deve uno schiavo devoto”. Scivolò lungo il muro sul quale lo avevo stretto fino ad arrivare ...
... all’altezza giusta, davanti alla mia tunica. La mia eccitazione era evidente. Alzò gli occhi a guardarmi. Vi si leggeva desiderio di sottomissione, di devozione, di darmi soddisfazione. Mi alzò il lembo del vestito e abbassò le braghe. Rimase in ammirazione del mio grosso pezzo di marmo bollente. Ne respirò l’afrore. Tornò a guardarmi come per chiedermi il permesso ma non c’era risposta da dargli. Si aggrappò alle mie cosce, aprì il più possibile la bocca e fagocitò la cappella. Cominciò così il più favoloso pompino che avessi mai ricevuto. Il più desiderato da me come da lui. Si scatenò a succhiare, pompare, segare, agitare la lingua a vortice, leccarmi i coglioni, il tutto accompagnato, quando poteva, da gridolini di godimento puro. Lo stesso che provavo io, con le mani appoggiate al muro, che a tratti lo fottevo fino in gola, facendogli affondare il naso nel mio pelo, senza che avesse la possibilità di scansarsi. Fu un crescendo di piacere che finì con un torrente di sperma sparatogli dentro mentre gli tenevo saldamente la piccola testa tra le mani. Un orgasmo pazzesco. Ingoiò tutto e non lo lasciò se non dopo che si era afflosciato e ne aveva succhiato l’ultima goccia. Rimase un attimo con gli occhi chiusi, assaporando il mio succo in evidentemente stato di estasi. Poi li rialzò verso di me con l’espressione di chi sperava di aver fatto un buon lavoro, timoroso di aver sbagliato qualcosa. Gli sorrisi per tranquillizzarlo e lo aiutai a sollevarsi. “Sei proprio un bravo ...