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Io Sono Elbe |5| Eterno Ritorno
Data: 23/01/2020, Categorie: pulp, Autore: Cigno
“Ti farò una domanda diretta.” mi disse lei. “Ora che ti ho raccontato tutta la mia storia, cosa pensi di me?” Mi ci volle un minuto abbondante per elaborare una risposta adeguata alla sua domanda. Una risposta che avesse senso. Non ci riuscii. “Perché pensi io abbia già una opinione su di te?” replicai io, pacatamente. “Perché tu stai lì... a fissarmi... a giudicarmi... mentre armeggi con le tue cianfrusaglie. Starai pensando sicuramente ad un modo per buttarmi fuori da qui con qualche scusa del cazzo...!” disse la donna, la cui lucidità sembrava chiaramente alterata. “Ne passano tanti come te, da qui. Pensavi forse mi sarei sorpresa? Ci ho fatto ormai l'abitudine...!” risposi io. “Di solito, stanno seduti esattamente come sei seduta tu. Di fronte a me. Disperati, solitari, alcolizzati o magari soltanto depressi. Ormai ci convivo. Fa parte del mio lavoro. Non esprimo più opinioni su ciò che fate voi, seduti di fronte a me. Mi limito ad osservarvi. Mi limito a farvi compagnia.” “Beh... puttanate. Ho cercato una vita intera di fregarmene della gente. Ho passato tutta la vita a fuggire da loro. Dagli 'altri'. Semplicemente, non ci riesco. Nessuno di noi ci riesce. Si avrà sempre un giudizio sulle persone. Giudichiamo come parlano. Come vestono. Cosa fanno. Con chi stanno. Quali serie TV seguono, com'è il loro rapporto col sesso. Come si comportano coi propri genitori. Saranno una tempesta di segnali a cui non potremo trovare riparo. Giudicheremo sempre, anche quando pensiamo ...
... di essere in grado di astenerci da giudizio. E il bello è che loro lo faranno sempre con noi. Quindi, tu lo farai con me.” replicò lei. Mentre stavo ancora riflettendo su quelle parole, il suo dondolio risultava distraente. Ipnotico. Aveva bevuto parecchio, si vedeva. Mi ritrovai a fissare quel tessuto morbido, lasso, quasi trasandato, costruire una delicata forma a V attorno al suo collo, sopra il suo petto. I movimenti della donna con la schiena rivelavano l'attaccatura dei seni in modo sfuggente, alterno. Come in un gioco di luci. Lei, sebbene avesse la vista offuscata, aveva intuito correttamente le direzioni del mio sguardo. Avevo la sensazione che quel gioco sarebbe continuato ancora per un altro po'. Piaceva a me. Piaceva a lei. Non sembravano esserci ulteriori impedimenti. “Cosa facevi, nella vita?” domandai io. “Io...? Oh beh... io facevo... anzi io ero... anzi no! Io sono! Una 'maga'...!” disse lei, con un sorriso largo e gli occhi quasi a fessura. “Tu eri una maga.” dissi io. Non era una domanda. Era una affermazione rafforzativa. Sottolineavo l'assurdità della sua risposta ripetendo le sue esatte parole. “Una strega!” Precisò lei. “Ah ecco. Ora va meglio.” commentai io, sarcastica. “Una strega, si. Una cazzo di strega del cazzo....!” “E quali erano le tue fatture?” “Io... facevo scomparire la gente! Poi però la gente riappariva e io la facevo scomparire di nuovo.” “Perché la gente riappariva?” “Perché la gente ritorna, cazzo! La gente fa sempre le stesse cose. ...