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Io Sono Elbe |5| Eterno Ritorno
Data: 23/01/2020, Categorie: pulp, Autore: Cigno
... Qualcuno, non ricordo chi, diceva che soltanto un pazzo ripete le stesse azioni ogni volta.” “Era un film. “Wall street”, se non ricordo male.” “Si, come ti pare.” “Quindi, possiamo dire che anche tu ripeti sempre le stesse azioni. Fai scomparire la gente ogni volta che essa riappare.” “Si, si! Anche io sono una folle. D'altronde, perché sarei qui, altrimenti?” Già. Lei si domandava come mai fosse venuta da me. Sperava che in qualche modo io potessi darle conforto. La verità, tuttavia, era l'esatto contrario: Io cercavo conforto. Io cercavo qualcuno. Loro, invece, venivano da me per trovare se stessi. D'altronde, quelli non erano semplici clienti. Erano dei pazienti. Io, per tutto il tempo che stavano lì seduti ad autocommiserarsi, praticavo il mestiere di psicologa. Il gioco delle parti doveva rimanere tale. Sapevamo entrambi che quel tempo speso lì, insieme, sarebbe stato momentaneo. Lei ad un certo punto sarebbe uscita fuori da quella porta e io non l'avrei più rivista. O forse l'avrei rivista molte altre volte. Avevo la fortuna di rivedere le stesse facce molto spesso. Questo garantiva entrate sicure a me e momentaneo sollievo a loro. Sollievo che rischiava di diventare dipendenza. Insomma, anche lei come le vittime dei suoi incantesimi sarebbe scomparsa e poi riapparsa. Ogni volta, in un ciclo costante, immutabile, infinito. Nietsche lo definiva “l'eterno ritorno.” L'uomo, la storia, il tempo, l'universo, la vita e perfino Dio erano, per Nietsche, tutti disposti a ...
... ciclo. Costantemente in rotazione. Perpetui nel loro manifestarsi sempre allo stesso modo. E noi, uomini costretti a subire questa ciclicità, rimaniamo per sempre vittime delle nostre scelte. Le nostre scelte porteranno a delle conseguenze. Tali conseguenze produrranno altri eventi. Tali eventi ci costringeranno a compiere altre scelte. Tutto questo, a ripetizione. Eterno ritorno. Anche lei, seduta lì, barcollante e spaesata, era vittima di quel sistema. Appariva e scompariva, come fanno le streghe. Anche io mi reputavo complice di questo meccanismo. Anche io avevo vissuto una vita fino a quel momento chiusa in un cerchio piatto. “E tu, invece? Dai su... racconta!” disse lei. “Cosa dovrei raccontare?” domandai io. “Qualcosa... qualsiasi cosa. Fammi sentire meno sola.” disse lei. “Non penso sia il caso. Si è anche fatto tardi, adesso...!” replicai io, che già a quell'ora solitamente terminavo il mio turno di lavoro. “Ti prego. Guardami. Ho bisogno di imparare ad ascoltare di nuovo. Sono stanca di far scomparire le persone. Ho bisogno di sapere come farle riapparire, almeno stavolta.” “Chi vorresti far riapparire?” domandai io, curiosa. “Non lo so... io non lo so più. Forse sono troppo ubriaca. Mi spiace, anzi, di essermi presentata in questo stato indegno.” disse lei, confusa. Avevo dimenticato quella sensazione. Avevo smarrito il senso di tutto. Ero talmente concentrata sui dettagli che avevo rimosso il senso profondo delle mie azioni. Lei era lì, per me. Aveva bisogno di aiuto. ...