1. Dio del peccato [prologo]


    Data: 26/01/2020, Categorie: Etero Autore: ConteMax1968

    Stanco, non ne potevo più di questi ritmi forsennati, il lavoro mi stava distogliendo da ogni mio piacere, ormai le scorribande notturne, gli aperitivi e gli incontri casuali erano unblontano ricordo. Mi alzai dalla scrivania e spensi il computer, per quella giornata poteva bastare.
    
    Mi affrettai ad attraversare il piazzale salendo verso il parcheggio, il buio si avvolgeva intorno a me, mentre minuscole gocce di pioggia mi accompagnavano fino all'auto. Salii accendendomi una sigaretta, il suono cupo e sordo del motore si fece padrone del silenzio, la luce dei fanali squarciò la buia serata autunnale. Mi avviai con la testa ancora immersa nel lavoro, scesi la rampa e mi immisi sulla larga statale, diretto verso il centro della città.
    
    Dovevo staccare, da troppo avevo represso i miei istinti, i miei divertimenti, le mie distrazioni.
    
    Restavano solo sfocate immagini di quelle serate tra aperitivi e ristoranti con compagnie spesso discutibili e immorali, questa era la vita a cui mi ero opposto ma a cui madre natura mi aveva votato. A nulla serviva oppormi, avevo imparato con gli anni a reprimerne il richiamo ma non a dominarlo pienamente. E questa era una sera in cui il mio essere interiore stava affiorando prendendo il sopravvento sulla mia rigida volontà.
    
    Ne sentivo il bisogno, era una necessità impellente, mi lasciai trasportare e ben presto la mente iniziò a focalizzarsi sull'esigenza di sfogare questa mia dannazione, a cui madre natura mi aveva condannato, ...
    ... disegnandone abilmente ogni minimo dettaglio, ogni letale supplizio.
    
    Affondai il piede sull'acceleratore, il rombo sordo della cavalleria al passo divenne furia al galoppo, la velocità aumentava mentre l'adrenalina cresceva inesorabile in me.
    
    Arrivai sul lungomare, parcheggiai al solito posto, e con rapidi passi mi diressi lungo il molo, alla ricerca di qualcosa che sapevo avrei trovato.
    
    Lì, sulle panchine nel piazzale alla fine del molo, davo appuntamento a quelle che sarebbero state lo sfogo della mia natura, giovani e meno giovani donne in cerca di emozioni sopite dalla routine di noiosi fidanzamenti e monotoni matrimoni. No, non ero fatto per i lunghi legami, più brevi erano e più mi davano soddisfazione, nulla avrebbe mai potuto farmi cambiare idea, e la cosa mi piaceva oggi come negli anni passati.
    
    Mi sedetti nel silenzio assoluto, rotto solo da un leggero fluttuare dell'acqua che si andava ad infrangere delicatamente sugli scafi delle barche ormeggiate. Mi guardai intorno, nessuno in vista, nessun orecchio indiscreto. Presi il cellulare e composi il numero, la sua voce rispose squillante, non poteva avere questo numero, ne cambiavo continuamente per sviare ogni possibile contatto indesiderato.
    
    “Ciao, come stai?” nulla, istanti di silenzio, sapevo che ascoltava.
    
    “Sono in città, ti va un aperitivo?”
    
    “Bastardo, non posso, non voglio, sei sparito, non voglio sentirti e ancor meno incontrarti”
    
    “Lo immaginavo ma sono qui, al solito posto, ruoli invertiti, sono ...
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