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Una cagna al mare (immaginando una gita in programma)
Data: 30/01/2020, Categorie: Sesso di Gruppo Autore: JoyChiara
Quello che non sapevo come giustificare ai miei colleghi di lavoro, in specie alle colleghe che per qualche strana ragione temevo potessero capire che mentivo, era quel segno di abbronzatura sul collo. Avevo portato il collare da cagna per tutto il tempo, ed eravamo stati tutto il giorno sulla spiaggia, sempre senza alcun indumento, nuda. Come poteva non segnarmi? Ed era l’unico segno su tutto il corpo, per il resto integralmente abbronzato. Trovai la scusa d’aver sofferto un lieve mal di gola, e d’essermi messa un foulard sul collo. E mentre lo dicevo loro mi guardavano, e io non reggevo il loro sguardo. Maledetta curiosità di donne. Sempre a indagare. Mi è difficile pensare a quanto accaduto ieri, trattata davvero come una cagna e in mezzo a tante persone. Ho pianto. È nessuno ha avuto pietà di me. È successo all’improvviso, la sera, mentre sedevo per terra e il cameriere si era appena voltato, per tornare a servire al tavolo. Avevo retto l’emozione per tutto il tempo, la mattina sulla spiaggia e ora in albergo, a cena. Erano tutti voltati a guardarmi mentre lui, chinatosi con il grande piatto di portata su un braccio e la clips nell’altra mano, mi aveva riempito la ciotola con i cavatelli ai frutti di mare. Angelo forse era l’unico che non mi guardava, faceva l’indifferente per farmi sentire ancora più nel mio ruolo di cagna, come se tutto fosse normale e d’abitudine per noi. Non lo era. Era la prima volta che indossavo il collare e non l’avevamo fatto ...
... per scherzo nemmeno nei nostri incontri di coppia. Tornati dalla spiaggia mi aspettavo che il gioco finisse e invece no, trovo la ciotola che avevamo comprato insieme messa per terra, un metro oltre la grande tavolata che ospitava tutta la compagnia, una quindicina di persone di cui almeno dieci erano uomini, per la metà in coppia, come noi. Vicino alla ciotola c’era quel tappetino da cuccia, scelto scherzando da me e Angelo, nel negozio di articoli per animali. Era il nostro gioco. Mi eccitava molto che lui mi volesse far fare la cagna. Un giorno mi aveva preso per i capelli e mi aveva detto “Cammina!” e io avevo fatto un giro nella sua casa, portata da lui così, a 4 zampe. Era finito lì, ma abbiamo iniziato a pensarci sempre. Finché un giorno ci decidemmo a entrare in quel negozio e scegliere un collare di cuio con le borchie a punta, il suo guinzaglio di dotazione e un grande tappetino da cuccia. Avevamo finto di avere un cane di grande taglia, un maremmano aveva detto Angelo con tono sicuro, quando incuriosito il venditore ce l’ha chiesto, per consigliarci al meglio. “Sono cani di grande forza, ci vuole un collare solido. Ne volete uno a strangolo?” L’idea che Angelo dicesse si mi fece congelare il sangue. In verità lui non sapeva cosa fosse e si girò a guardarmi. Io presi coraggio e aggiunsi “No, per carità, dovrebbero vietarli”. Il venditore se la prese e non ci seguì più di tanto, meglio così. Presi il collare tra le mani e sentii fluire dentro di me il desiderio, ...