1. Sverginità: "barbara"


    Data: 10/02/2020, Categorie: Etero Autore: renart

    ... e la bocca, mi tiro su e avanzo a tentoni per il corridoio, dirigendomi verso il ristagno di luce, già tormentato dal prurito che mi provoca la lana. Ma perché non ne fanno una versione estiva, accidenti!
    
    Mi affaccio sull’uscio della stanza in penombra e la vedo. Mi dà le spalle, ha le mani aperte sul tavolo, il culo spinto leggermente all’infuori, in una posizione d’attesa, come se stesse decidendo da dove iniziare per dare un po’ di vita e di luce a questo posto che, così a prima vista, definirei desolato, se non proprio squallido. Oltre al tavolo, individuo la presenza di un divano dal rivestimento antiquato e una credenza, un mobile con lo specchio macchiato e una lampada accanto alla poltrona, ma è l’ambiente in sé a trasudare un’idea di stantio e abbandono. Ma non sono qui in veste di arredatore, quindi mi concentro sul mio obiettivo e con due balzi non esattamente felpati, sono addosso alla donna. L’afferro per i capelli che sanno di malva e le azzanno il collo, mentre l’altra mano è già sotto la gonna.
    
    “Aahh, porco”, grugnisce, “che vuoi da me?”
    
    “Adesso lo vedrai, puttana”, le rantolo all’orecchio col fiato rovente. Le alzo il vestito sopra le reni et voilà, il culo appare in tutta la sua magnificenza, completamente nudo. Stano nel solco il filo del perizoma e lo tendo ad arco su una chiappa carnosa e succulenta.
    
    “Lasciami... lasciamiii”, urla la stronza.
    
    Le tappo la bocca con la destra e le intimo il silenzio. “Provaci un’altra volta e ti ammazzo”, ...
    ... mi sento dire, con lo sbocco di serotonina che ha infestato ogni collegamento sinaptico del mio cervello in pappa, oramai. “Adesso ti do una bella ripassata, troia”, ansimo arrapato mentre traffico con la lampo e lo tiro fuori, duro e palpitante. “Guarda che voglia che hai, zoccola”, commento (esaurendo già gli epiteti a disposizione con la quale appellarla) passandole il medio fra le chiappe umide, fino alla fica bagnata dalle labbra già aperte. La schiaccio sul tavolo e la tengo giù per il collo, mentre le entro dentro in un colpo, liscio liscio fino alle palle.
    
    “Aaaaaahhh”, starnazza, mentre le infliggo una serie di colpi rapidi e violenti. La chiavo selvaggiamente, cingendole la vita col braccio libero e stropicciandole il clitoride fra le dita. Ha un boschetto morbido e folto laggiù, tutto umidiccio, come il pelo di un gattino che ha preso pioggia. Urla e dimena il culo, la vacca, andando incontro ad ogni mio affondo. Il suo “godo, lurido maiale”, raspa l’aria calda del soggiorno, come una graffiata sulla lavagna, e a quel punto, come se mi stessero sgozzando, rantolo e le schizzo dentro tutto ciò che ho.
    
    Stremato, crollo su una sedia, ansimante, il petto che va su e giù spasmodicamente, le brache alle caviglie, il cazzo che vibra ancora una volta prima di abbattersi anche lui su un lato, la lana che si accanisce sulla mia faccia sudata e sul cuoio capelluto. Lei si tira su, si acconcia il vestito stirandoselo addosso con le mani. Si gira, ciocche di ricci sono ...
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