1. Il gioco della verità.


    Data: 04/03/2020, Categorie: interviste, Autore: Tibet

    ... con il mio cazzo mollo, lo sta alzando per poi lasciarlo ricadere… ora cade a destra ora a sinistra o in alto e in basso. Lo guarda… lo tiene per la pelle del prepuzio… ogni tanto lo scappella. Ora sento che l’umidore della sua figa sulla mia coscia è diventato proprio un bagnato. Ha voglia… E so che vuoi sapere… ma so anche che non saprai mai le cose che non voglio dirti, quindi per me il gioco non è della verità ma forse, se non delle bugie, quantomeno delle omissioni. Inizia da lontano… -Dimmi… quante donne hai avuto…- Eccoci. Racconto qualcosa… figure lontane nel tempo. Di molte so che sono esistite ma non ricordo niente. Di qualcuna non dico nulla. Non parlo neanche degli uomini, non me lo ha chiesto. Naturalmente il gioco pretende che chieda anch’io… -E tu? Uomini? Una ventina risponde… importanti nessuno. -E donne? Mi dice che la so già la sua storia e io rispondo che voglio risentirla. Ha iniziato lei il gioco, no? E lei… inizia a raccontare mentre si strofina lentamente, mi dice della morte di suo padre e che la madre la mette in collegio di suore svizzere, sadiche come poche persone al mondo, di come la notte la suora, giovane e bella, che sorvegliava la camerata sceglieva una ragazza come compagna di letto. Racconta delle gelosie che questo provocava e i pianti di chi non veniva scelta. Racconta dei molti orgasmi che provava quando era la preferita. Le mani curate che la toccavano dappertutto e la bocca avida della suora. E… raramente… ma accadeva, che le suore ...
    ... erano due che si avvicendavano nel far godere e che lì in quell’ambiente malato era nata la sua storia con H., sua cara, carissima amica ancora ora. Ora non sono tanto disinteressato… il cazzo svetta in su. Duro. E lei lo sta scappellando e ricoprendo con forza… senza fretta. Con forza. Tira la pelle del prepuzio tanto a fondo da far temere che il filetto sotto il glande salti. Lei… -Racconta della tua prima volta…- Mentre parlo… ricordo. Non ricordo neanche il viso della donna. Il corpo? Aveva la stessa età di mia madre, sua conoscente quasi amica. Mi dava lezioni di tedesco in quell’estate caldissima. Il corpo era forse sfatto leggermente, se mi sforzo rivedo un grosso culo e grosse tette e un odore di sudore particolare, sapeva da mandorle amare, un odore che ancora oggi mi eccita da morire. E ricordo la nausea che provai quando mi costrinse a leccarle la figa… si, un odore forte… penetrante. Poco mancò che vomitassi. Ripresi a leccare la figa solo dopo i vent’anni, tanto era la nausea che provai. Ora alle sue mani ha aggiunto la bocca. Lecca lentamente, parte dai coglioni per risalire lungo la nervatura… sputa sulla cappella e lecca, lo mette in bocca… -Tocca a te…- Smette di leccare e lo tiene forte in mano… seguita a masturbarmi. Sapevo la sua storia… ma volevo risentirla. Conosce un uomo molto più grande di lei e succede… un pomeriggio, è caldissimo e la stanza è fresca, lei che ci va con solo addosso una t-shirt lunga fino alle cosce. Le si vede il culo e il pelo. L’uomo ...