1. Cosa aspetti, sbattiglielo dentro!


    Data: 06/03/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: FringuellinoCaldo

    Un altro episodio della mia giovanile troiaggine che rammento con particolare nitidezza.
    
    Forse i miei racconti si assomigliano un po’ ma questi sono i fatti.
    
    Quel giorno ero in compagnia del mio amico R., coetanei ci conoscevamo fin da piccoli, facevamo dei giochetti e da sempre ci segavamo a vicenda, anche lui ogni tanto veniva scopato ma niente rispetto a quello che toccava a me.
    
    Trascorrevamo molto tempo assieme, lui spettatore, tanto per dire la sera prima ero stato come al solito abbondantemente trapanato da M. ed R. mi aveva accompagnato, era stato lì a guardare mentre quello mi riempiva il culo. Succedeva spesso.
    
    G. e S, fra loro cugini e parecchio più grandi di noi, ci avevano adocchiato per strada, li avevamo notati fermi all’angolo di una strada, quando ci videro G. fece un cenno con la testa ed indicandoci disse qualcosa all’altro.
    
    R. me lo fece subito presente, avvertendomi che quei due probabilmente avevano qualche idea nei nostri confronti, anzi, disse proprio: “Mi sa che ci vogliono fare il culo, è meglio che ce la filiamo, io non ne ho proprio voglia”.
    
    Li conoscevamo appena ma loro, ovviamente, sapevano. Mi parve strano cercassero noi, almeno uno dei due, G., aveva fama di macho sciupafemmine. L’altro, grassottello, aveva certamente meno successo ma non pensavo che tirasse ai culi.
    
    Io ero talmente abituato alla cosa che non ci feci caso, invece R. volle andare subito a casa, lo accompagnai ed a mia volta mi avviai in direzione della mia ...
    ... abitazione, lontana poche centinaia di metri.
    
    Mi ritrovai solo in casa e G.
    
    ebbe la faccia tosta di venirmi ad chiamare, suonò al campanello, quando andai ad aprire lui: “Ciao (solito nomignolo da femmina, diciamo Polly, anche se in realtà era un altro), ci vieni con me?”
    
    Era implicito cosa dovevo andare a fare con lui.
    
    “E dove andiamo?” domandai comunque, con malizia.
    
    Restò un secondo in silenzio, poi: “Beh… potremmo fare qualcosa… lo so che ti piace…”.
    
    A quanto pare lo sapevano tutti (verissimo, nel giro delle chiacchiere da bar si commentava sulla facilità del mio e di altri culetti) ed anche quelli che, sulla carta, schifavano le “femminucce” in realtà non vedevano l’ora di approfittare delle mie grazie.
    
    Sul discorso del “ti piace”, questo era superfluo, non si trattava di provare piacere o dell’averne voglia, me lo chiedevano ed io lo facevo, mi prendevano e mi scopavano ogni volta che gli andava, non ero capace a comportarmi diversamente, non conoscevo il “no”.
    
    Mentre camminavamo assieme mi spiegò che andavamo dove abitava, non proprio in casa ma in un posticino tranquillo lì vicino.
    
    Appena girammo l’angolo della strada spunto fuori S. che si accodò.
    
    “Vengo anch’io, ti va?”.
    
    Non era certo la prima volta che ne prendevo due, anzi, c’erano state penetrazioni multiple ben più numerose all’oratorio ed altre ce ne sarebbero state nel corso delle fantasmagoriche feste.
    
    Sotto ad un portico c’era un vecchio portone, G. ne possedeva la chiave, ...
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