1. Cosa aspetti, sbattiglielo dentro!


    Data: 06/03/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: FringuellinoCaldo

    ... guardare, menandoselo, poi gli venne un’idea: “Non arrivare subito, facciamo un po’ per uno, si dura di più. Glielo spacchiamo!”.
    
    Allora l’altro si spostò, G. prese il suo posto, diede una dozzina di colpi velocissimi ed uscì. Ancora l’altro. E poi ancora. E ancora.
    
    Così poterono andare avanti veramente per parecchio tempo, interrompendosi in questo modo non venivano mai. Avevo il culo in fiamme, aperto come una tana. Le continue penetrazioni, le pompate implacabili, il dentro – fuori, mi facevano scoppiare il cervello, un rivolo di liquido mi usciva dal pisello, godevo ma non capivo più niente, un po’ starnazzavo come un’oca ed un po’ miagolavo proprio come un gattino.
    
    Mi succedeva sempre quando mi scopavano in tanti.
    
    Questa volta erano “solo” due ma in quel modo era come se fossero molti di più.
    
    “Sbrodola dal cazzo come una troia e senti come urla, gli piace eh!” si vantava S. durante il suo turno.
    
    “Si, ma se va avanti così ci sentono dalla strada, ah ah ah!” rispose ridendo G..
    
    In effetti alcuni istanti dopo si udì la madre di G. che lo chiamava, affacciata alla finestra: “G. sei tu?”.
    
    Aveva appena sostituito S. e ce l’avevo dentro, non si scompose più di tanto anche se si bloccò di colpo, poi: “Che c’è ma’? Sono qui a cercare degli attrezzi per S.”.
    
    “Mi era sembrato di sentire qualcuno che si lamentava”. Continuò lei.
    
    “L’ho sentito anch’io, mi sa che era un gatto”.
    
    “Già… non rientrare tardi”.
    
    “Okay, ma’”.
    
    Poi G. mi disse, stizzito, ...
    ... di fare più piano, altrimenti ci scoprivano, poi mi infilò in bocca uno straccio da mordere, in modo da attutire il rumore.
    
    Riprese a pompare, mugolavo, non potevo farne a meno, ma adesso non era udibile da fuori.
    
    Si fermarono un attimo, G. lo sfilò e si mise davanti alla mia faccia, in ginocchio sul letto mi tolse lo straccio dalla bocca: “Dai, ribagnalo un po’, fighetta”.
    
    Puzzava di merda, chiusi gli occhi e lo presi comunque in bocca, mentre S. me lo metteva ancora nel culo totalmente spalancato. Il cazzo entrava senza trovare alcuna resistenza nella tana buia, scivolando in profondità, fra le crespe infiammate, nel buco morbido ed asservito.
    
    Mi trattavano come un cagna, senza alcun rispetto.
    
    G. spingeva il cazzo fino in gola scopandomi la bocca, S. era avvinghiato dietro e si dimenava a più non posso, lo tirava fuori e lo risbatteva dentro con forza, di continuo.
    
    “Ti piace il cazzo eh, troietta… forse i nostri cazzi non ti bastano… quasi quasi vado a chiamare qualcuno per strada e ti facciamo inculare anche da lui… ti sfondiamo questo culo rotto… non ti si chiuderà più… guarda G., guarda com’è spanato, quando lo tiro fuori si vede l’intestino… ne vuoi ancor tanto Polly? Dillo che ne vuoi ancora!”. Era in piena trance scopereccia e se ne usciva con frasi di questo tipo, sbavandomi addosso.
    
    Con la bocca piena del cazzo di G. non potevo parlare, ma da bravo zerbino annuivo con dei ripetuti “Mhh” e muovendo la testa acconsentivo a tutto questo.
    
    Era vero ...