1. Incontri - Vishad


    Data: 20/03/2020, Categorie: interviste, Autore: Tibet

    Per ragioni di pudore c'erano due piscine. Una accanto all'altra, quella per gli uomini e per i ragazzi e quella riservata esclusivamente alle donne. Le donne s'immergevano con il sari addosso che bagnato ed aderente otteneva l'effetto opposto al nascondere. In trasparenza il loro corpo era molto più sensuale che nudo. Ambedue le vasche erano colme di acqua che sembrava sporca. I pellegrini ci si tuffavano, nuotavano e la bevevano. Una giovane donna, che si bagnava con una bambina nuda di cinque o sei anni, era di una bellezza eccezionale. Il tessuto bagnato metteva in evidenza un corpo davvero perfetto! Il seno pieno e sostenuto, due cupole di carne soda ed ambrata con i capezzoli inturgiditi dall'acqua fresca che sembravano voler bucare il leggero tessuto. Per quanto il luogo fosse sacro gli uomini presenti avevano incollato il loro sguardo su quel corpo e la guardavano con bramosia. Io non meno di loro. Lei, nell'acqua, come offerta aveva acceso delle candele che galleggiavano su dei piattini. Incontrai Vishad in quel pomeriggio a Galta Gorge, al tempio delle scimmie. Lui aveva più o meno la mia età e aveva condiviso con me l'ammirazione per la giovane donna. Davvero cosa c'è di più bello che un corpo femminile? Ne convenimmo assieme con uno sguardo complice e un po' lubrico. Le sue rotondità? Il tesoro nascosto fra le cosce chiuse? Come approccio mi disse che meditava più ore al giorno, ma che ancora era troppo ancorato al desiderio delle cose terrene, era bastata la ...
    ... visione della donna per far tremare tutta l'impalcatura della sua fede. Mi chiese se conoscevo la religione Jainista. Qualcosa sapevo, i più integralisti arrivano a portare sulla bocca una mascherina per evitare di ingoiare moscerini, altri spazzano il loro cammino per non calpestare formiche ed altri insetti. Non mangiano nessuna forma vivente, né animale. né vegetale. Delle piante mangiano solo le cime, non radici o piante complete. Aveva un fratello che aveva rinunciato al mondo e anche lui lo avrebbe fatto appena riusciva a sistemare la sua famiglia. Lui, come il fratello e come il padre. Il padre era diventato uno Shadu, un santo. Aveva abbandonato tutto e aveva girato scalzo per il mondo. Vishad si preparava per fare altrettanto. Non avevo davvero motivo per dubitare della sua predisposizione alla povertà assoluta ma strideva un po' con il suo aspetto attuale, indossava una lunga camicia bianca inamidata e calzoni blu stiratissimi, calzava calzature di lusso, aveva mani curate da una manicure e al polso un vero Cartier d'oro. Tutto molto distinto, tipo gentleman inglese. Gli chiesi dove avrebbe vissuto e lui mi rispose: -Nella mia anima- Lasciammo assieme il tempio e dividemmo la spesa di un taxi per tornare in città. Intanto mi parlava della vita. E' costellata da innumerevoli dettagli mi disse, molte cose sono dogmi, restrizioni. La conversazione ormai era un monologo. Ma non pedante, non aveva la voglia di convertirmi, enfatizzava solo la mia ignoranza. Si mise ad ...
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