1. Triangolo aperto


    Data: 05/04/2020, Categorie: Etero Sesso di Gruppo Autore: Dioniso

    ... mi sembra un vestito da lavoro quello che indossi”. Lei si mise a ridere, coprendosi la bocca come era solita fare. Era un gesto che faceva elegantemente, con noncuranza. Era incredibilmente sexy, ma non lo dissi ad alta voce. Ma son sicuro che era consapevole di esserlo. Nessuna donna si mette le autoreggenti e un vestito scollato senza sapere di essere sexy. Arrivati al ristorante ordinammo una barca di sushi da dividere in due. E dissimo al cameriere di portare sakè ogni volta che avrebbe visto la bottiglia a testa in giù sul tavolo. Non appena ci servirono, Daisy iniziò a parlare di sesso. Di quanto le piaceva farlo, di quanto spesso lo faceva, di come non fosse soddisfatta da Loyd, di come le piaceva soddisfarsi da sola prima di addormentarsi, al buio, in modo da potersi immaginare più facilmente ciò che le era necessario per raggiungere l’orgasmo. “Ma il sushi ti fa sempre questo effetto?” Ironizzai io a un certo punto. Non so se fossi più eccitato o imbarazzato; sicuramente il mio pene non aveva dubbi al riguardo, vista l’erezione che mi era venuta senza chiedere il permesso. Dovevo andare in bagno e se mi fossi alzato avrebbe sicuramente notato l’effetto che stava facendo quella conversazione. Me ne fregai, pensando che non c’era in fondo nulla di male, e mi avviai, dopo aver rovesciato la bottiglia di sakè finita. Ovviamente lei notò il rigonfiamento nei miei pantaloni, anche perchè io ero solito non portare le mutande e conseguentemente le erezioni erano ...
    ... particolarmente libere e quindi particolarmente visibili. Mi voltai a guardarla prima di entrare nella toilette. Mi stava fissando mordendosi il labbro inferiore. Ero appena entrato quando sentii aprirsi la porta. Era Daisy. Senza dire nulla mi spinse contro i lavandini e cominciò a baciarmi. Volevo fermarla, ma Dio, quanto era brava.A un certo punto mi prese la mano e se la mise sotto la gonna: anche lei era senza mutande. Non ebbi bisogno di farla bagnare. Iniziai ad accarezzarle l’inguine con la mano, lasciando che fosse solo il mignolo a sfiorarle le labbra. Tremava dall’eccitazione. Anzi, tremavamo entrambi dall’eccitazione. A un certo punto non resistetti più e affondai due dita nella vagina. Ebbe un tremore più forte degli altri. Tutto ad un tratto mi tolse la mano, mi slacciò i jeans e si mise in ginocchio. Mi prese l’uccello in mano, alzò la testa e mi guardò negli occhi. Erano lucidi. E stette così, qualche secondo, ferma. Senza muovere nè la bocca, nè la mano, prima di abbassare lo sguardo per guardarmelo. Si aprì la porta. Entrò un bambino. Presi dal fremito del momento, non avevamo badato a entrare in un cesso. Eravamo lì, nell’antibagno, io in piedi coi pantaloni abbassati appoggiato a un lavandino, lei chinata a fissare il mio pene, tenendolo in una mano. Il bambino uscì. Daisy senza dire nulla uscì. Io restai lì, pensando a quello che stava succedendo qualche secondo prima e sperando che il bambino non dicesse nulla ai genitori della peccaminosa visione. Uscii anche io. ...