1. Diario di un dominante romantico - parte x - il racconto dell'ancella


    Data: 07/04/2020, Categorie: Etero Autore: single80fe

    Ho deciso di iniziare questo diario, in cui racconterò le mie esperienze, le mie fantasie, i miei desideri. Non è il momento di raccontarvi la genesi, le esperienze che mi hanno portato a scoprire e accarezzare la mia indole. Vi basti, per ora, sapere che la mia dominanza è diversa dalla vulgata, dalla scena e dalla media, che non è solo questione di frusta e dolore, di sesso e controllo. È romanticismo, anche solo per sei ore di sessione, per una volta sola.
    
    Il romanticismo che mi porta a chiamarvi ancelle, che vi ama al di là della noiosa e implacabile monogamia, che non minaccia una lei di coppia, quando le lei delle coppie vogliono sottoporsi ai miei orgasmi, procurati insieme o davanti al marito. Il romanticismo dominante di un uomo libero.
    
    Sono passati due giorni da un incontro molto soddisfacente, con una ancella di 10 anni più giovane di me (ne ho 39). L'ultimo ordine, prima di riprendere i giochi, era quello di scrivere il racconto del nostro incontro, all'aperto: un racconto che diventasse pubblico, che lei potesse leggere dove lo sto postando. E che ci si masturbasse, leggendo i commenti delle persone.
    
    "Mi sto mettendo a scrivere queste parole appena tornata dalla nostra sessione. Dicono che si chiamino così, ma io credo che incontro sia la parola giusta. Mi sei piaciuto fin dai primi scambi, quando ho capito che era difficile incasellarti in etichette come master, dom, dominante. Anche io non amo essere definita troia, slave, succhiacazzi, sub. Non amo ...
    ... le etichette, ma hai scoperto, capito, sentito quanto ami la sottomissione.
    
    Mi hai chiesto di farmi trovare bendata in pineta, dopo due settimane di orgasmi via chat.
    
    Ogni sera, ogni notte, non riuscivo più a dormire senza le tue parole, volevo godere delle situazioni che mi facevi immaginare. Mi hai trascinato dove mai avrei pensato di arrivare, ma dove volevo.
    
    Mi sono fatta trovare in pineta, bendata, come mi hai chiesto. Sola.
    
    Ho preso il coraggio a due mani, il cuore batteva all'impazzata mentre guidavo verso il luogo dell'incontro. Non avrei dovuto, troppo rischioso incontrare uno sconosciuto in un luogo isolato. Non so perché, sentivo fiducia nel tuo violentare la mia fantasia e prenderti cura delle mie paure. Ho preso il coraggio a due mani, ripeto, e ho guidato fino alla pineta.
    
    Giorno feriale di primavera, nessuno in giro. Mi addentro, per non farmi rintracciare, da nessuno, se non da te, mio Signore.
    
    Mi spoglio lenta, timorosa, sola. Ti invio la posizione, grazie al telefono. Guardo i piccoli segni sulle gambe, arrossati dalle ortiche che ho dovuto attraversare. Con i tuoi pantaloni lunghi non avrai un problema. Ti immagino, in giacca e cravatta, in pineta per me. Ti immagino, perché non potrò vederti.
    
    Il primo incontro rigorosamente bendata, hai detto.
    
    Il cuore batte forte, appoggio la schiena contro all'albero e, all'orario concordato, intreccio le mani dietro. So che mi legherei i polsi al tronco, anche se non me lo hai detto.
    
    Tengo la ...
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