1. Diario di un dominante romantico - parte x - il racconto dell'ancella


    Data: 07/04/2020, Categorie: Etero Autore: single80fe

    ... prima che io riesca a pensare di fermarti o a come lo coprirò domani al lavoro, sento le tue dita tra le labbra, e cercano la mia lingua.
    
    Ora è il mio momento: se sarò brava, mi soddisferai, lo so. Inizio a leccarti la punta delle dita, come se fossero il tuo membro. C'è una dimensione diversa, ma il principio è lo stesso. Voglio farti impazzire le dita, voglio che tu desideri di avere la mia bocca, di possederla. Non avevo mai pensato di voler sentire un cazzo in gola così profondamente come ora.
    
    Ti bagno le dita, lenta, lecco e succhio i polpastrelli, le falangi. Ti lascio giocare con la lingua, tra i movimenti delle tue dita, e sento che non ti sto lasciando indifferente.
    
    Mi infili le dita profondamente fino in gola, non faccio una piega. So che arriverà il tuo uccello duro, so che non resisterai alla voglia di usarmi per il tuo piacere.
    
    In fondo, me lo hai promesso.
    
    Finalmente le tue mani. Sento i polpastrelli sul capezzolo ora. So che sta arrivando il dolore, ma incrementerà solo il mio piacere. Stringi un capezzolo tra indice e pollice, piano all'inizio, poi sempre più forte.
    
    Stringi, continui a stringere, incrementi. Quasi ti mordo le dita della mano, ma invece continuo a leccare finché il dolore diventa insostenibile. Mi divincolo, urlo, bagnata.
    
    - Ahiaa.
    
    Uno schiaffo in viso. Ma non mi fa male.
    
    - Non permetterti mai più di non obbedire. - Mi dici, fermo.
    
    So che volevi darmi un segnale, lo schiaffo non era per farmi davvero male. Forse ...
    ... quelli arriveranno, ma mi hai promesso sicurezza, e il mio corpo e la mia anima si stanno affidando a te.
    
    - Apri la bocca - Dici, tenendomi saldo il viso.
    
    Eseguo, e tu ci sputi dentro. Dio, sono umiliata, ma sto adorando la tua saliva, e la mia figa si contrae, quasi urla che ne voglio ancora. Non mi lasci andare, ora fai colare la tua saliva senza sputare. Sento l'odore dei miei umori fino alle narici, e ancora non mi hai toccato. So che lo senti anche tu. So che sei eccitato, non puoi non esserlo. Mi chiedo quanto resisterai alla tentazione di usare il mio corpo e la mia voglia.
    
    - Grazie, Signore. - Ringrazio per la tua saliva, voglio le tue mani.
    
    Mi tocchi, finalmente. Sento il contatto dei tuoi polpastrelli sulla clitoride e sulle labbra. Inizi a masturbarmi e io inizio a non capire più nulla. Bendata e legata, alla tua totale mercé, indifesa ed eccitata, mi masturbi in questa pineta deserta, con qualche passante ignaro potrebbe vederci. O magari hai chiamato un tuo amico o una delle coppie che frequenti per assistere. Il solo pensiero mi fa quasi venire.
    
    - Sei eccitata, sento, ancella. - E mi porgi le dita fradice di me. Le lecco avida, amo sentire il mio sapore mischiato al tuo. Ma sto soffrendo la mancanza di contatto.
    
    - Continui, Signore, la prego.
    
    - Decido io cosa ti meriti, ancella.
    
    Ma scendi, ti piace farmi impazzire di piacere. Scendi a masturbarmi clitoride e labbra, mi tocchi come raramente sono stata toccata. Me lo avevi detto, lo stai ...
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