1. Diario di un dominante romantico - parte x - il racconto dell'ancella


    Data: 07/04/2020, Categorie: Etero Autore: single80fe

    ... posizione, le gambe leggermente divaricate, il sesso esposto alla vista di nessuno, pare. Ma bendata non posso saperlo.
    
    Mi spaventa questo, mi spaventa e mi eccita. Sono sul punto di andarmene, troppo rischi, il lavoro, la famiglia, le violenze. Mi passa tutto questo per la testa, mentre ti aspetto.
    
    Ma poi sento quanto l'eccitazione stia salendo, mi sento bagnata, così nuda, esposta, bendata e con le mani dietro la schiena, che si reggono l'una, all'altra.
    
    Ho impostato la suoneria solo per te. Uno squillo speciale, le prime note di Venus in Furs dei Velvet Underground, ad avvertirmi del tuo arrivo.
    
    Solo i primi tamburi, poi metti giù. E mi bagno, fradicia. Dio santo il potere della mente sul corpo. Per troppo tempo l'ho sottovalutato cercando uomini bellissimi, che poco mi hanno fatto godere. Pensavo di godere, pensavo fosse piacere. Era altro. Era la mia rivincita di brutto anatroccolo, diventata piacente a 25 anni. Quattro anni di uomini, diversi, e poi un adulto.
    
    L'adulto che ora mi è vicino. Ti sento, sento il tuo profumo, il tuo odore. Sei dietro di me, e assicuri i polsi l'uno all'altro. Non sono manette, certamente non quelle pelose con cui ho giochicchiato con i ragazzi del mio passato.
    
    Sento il cuoio, e il suono di una catenella. Sono ancora quasi lucida, mentre mi leghi i posi dietro un tronco di albero. Allargo le gambe, non posso farne a meno.
    
    - Sei pronta? - Ecco la tua voce, la tua voce che mi ha fatto godere alcune notti.
    
    - Sì, ...
    ... Signore.
    
    La esse di Signore, pronunciata come avesse la maiuscola, come mi hai chiesto. Spero tu non sia troppo arrabbiato con me.
    
    - Sono stata brava, Signore?
    
    - Abbastanza, ancella.
    
    Mi rilasso, per un attimo. Poi sento qualcosa tra le gambe. È leggero, mi sfiora appena la figa bagnata. Fresco, sottile. Erba, direi. Un filo d'erba. Stronzo, io muoio di voglia, mi sento finalmente protetta e il meglio che riesci a fare è masturbarmi appena con un filo d'erba? Lo penso, ma non lo dico.
    
    - Grazie, Signore, per toccare il mio corpo.
    
    - Non ti sei ancora guadagnata le mie dita.
    
    Sale la voglia, sento gli umori densi avvolgere l'erba, e continui per un lasso di tempo che non posso definire. Non fai altro, per innumerevoli minuti. Passi solo il filo d'erba sulla mia vagina che vuole tutto, ora, subito. I miei gemiti aumentano appena, nonostante lo sforzo di trattenerli. Ma non posso trattenere i miei umori.
    
    - Ti piace, vero, ancella?
    
    - Sì, Signore.
    
    Non posso dirti che vorrei già un uccello dentro, o almeno qualcosa di più intenso.
    
    Ora non sento più nemmeno il filo, lo hai staccato e io sono intenzionata a pregarti.
    
    Ma prima che io possa parlare sento il filo bagnato sui capezzoli, leggerissimo, e le tue labbra sul mio collo. Mi sto quasi accasciando all'albero, l'eccitazione continua a salire.
    
    Sento le tue labbra scivolarmi sul collo teso, ora. Sento i tuoi denti mordere, piano all'inizio, poi sempre più intensi. Penso che mi lascerai un segno evidente, ma ...
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