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La commessa puttana - epilogo
Data: 13/04/2020, Categorie: Sesso di Gruppo Autore: goldenboy_10
... tutto con ingordigia. Ad un certo punto sempre stretto in quello spazio che era diventato una prigione la vidi sedersi sul davanzale. Le lunghe gambe divaricate a v; testa reclinata indietro a guardare il cielo, le tette talmente grandi che sembravano toccare il soffitto. Sergio le si accomodò sopra come se planasse con un deltaplano. Iniziò a fotterla selvaggiamente con la lingua e con il cazzo, con tutto il vigore che la consuetudine di una doverosa scontata scopata coniugale non aveva mai più liberato. Si più forte esclamò Giulia, dacci dentro non pensare a tua moglie ora. Sergio in quel momento neanche ricordava di essere stato mai fidanzato. Io alla visione di quella scena, udendo quelle parole misto di provocazione e perfidia, ebbi l’istinto di lasciare la telecamera con una mano iniziando una masturbazione che non praticavo da anni. Quando Sergio scaricò il suo seme nella vagina di Giulia si lasciò andare a un “maledetta puttana”. “Si urlalo più forte in modo che rimanga impresso nelle pareti” disse Giulia a Sergio e di fatto nella telecamera, rivolta indirettamente a me che custodivo il suo piano. Nel vederli scopare fino a sera anch’io ebbi svariati orgasmi che trasformarono l’ormai angusto box doccia in un lago ove mancavano solo le papere. Al contempo si faceva strada in me la rabbia per il mio ruolo di attore non protagonista. Verso le 20.00 Sergio si rivestì e andò via. Giulia soddisfatta ma certamente non sazia mi disse: ...
... “Piaciuto lo spettacolo caro?” “Si eccitante risposi, ma sarebbe stato meglio viverlo”. “Per oggi è andata così, domani sera dopo cena vieni a casa mia che lo rivediamo. Ma il tuo premio te lo sei guadagnato”. Ancora piena del seme di Sergio mi prese il cazzo e se lo mise tra le tette. Iniziò a baciarlo e con un abile circonduzione delle poppe attuò una spagnola che ebbe l’effetto di far si che lasciai con la mia sborra un alone di stucco sul soffitto. “Prendimi sulle spalle”. Intuii ciò che aveva in mente. La issai su di me sentendo con un brivido di piacere e lussuria il pelo della sua fica sulla schiena. Giulia così inerpicata con una leccata malandrina ripulì il soffitto di quella goccia di sborra che pendeva come un lampadario a goccia. Tornai a casa premurandomi di telefonare a Bologna adducendo un guasto alla vettura per giustificare la mia assenza all’appuntamento di lavoro. L’indomani dopo una notte passata insonne col pensiero rivolto a quella mantide che ancora una volta mi stava muovendo come un burattino, ma della quale sentivo di non poter fare a meno, trascorsi la giornata approfittando di vedere i vecchi amici di infanzia. A costoro ovviamente non raccontai quello che stavo vivendo. Conoscendoli a fondo, essendo cresciuti insieme nella disperata ricerca di conquiste femminili, avendo spesso ascoltato insieme leggende metropolitane in materia, mai mi avrebbero creduto. La sera, dopo una cena leggera dettata più dall’ansia che dalla ...