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L' ultima molestia
Data: 16/04/2020, Categorie: Etero Autore: oltreconfine
... color crema e dalle mutandine perizoma bianche, anch'esse ricamate e trasparenti. Scarpe eleganti, ma decisamente sotto dimensionate rispetto ai classici 12 cm di tacco, sia pure a spillo. Una collana di pietre dure ed un piccolo orologio al polso completavano l'abbigliamento quando salì sull'automobile del suo fidanzato per essere accompagnata sul luogo del "misfatto". "Ti ho visto arrivare da lontano Katia... sei una figa pazzesca. Non ti ho mai visto così bella. Mi viene quasi da piangere a pensare che io, proprio io, ti sto portando in bocca agli orchi. Ti prego, rinuncia". Lei lo guardò quasi insospettita dalle sue parole, che le sembrarono fossero lì a leggergli le intenzioni maturate negli ultimi giorni. Ancora una volta lo rassicurò con un bacio sulla guancia, lasciandogli sotto il naso una scia di profumo delicato, ma altrettanto pregnante, da lasciare disegnato nell'aria, il fascino di una donna irresistibile. Non scambiarono una sillalba lungo il percorso, lasciando che a parlare fosse la mano di lui che dalla leva del cambio ogni volta tornava a poggiarsi sulle cosce di lei, quasi a volersi sincerare delle grazie morbide ancora presenti accanto a lui. Ad un tratto la sua mano si fece più audace, sino ad accarezzarle la figa attraverso le mutandine. Si portò le dita al naso ed esclamò, in quello che parve un urlo di dolore dopo tutti quei lunghi minuti di silenzio: "TI AMO COME DONNA E TI ODIO COME FEMMINA; perchè mi fai questo?" "Sei solo in preda ad uno dei ...
... tuoi soliti attacchi di gelosia" rispose lei, anche se in cuor suo quella frase del fidanzato l'aveva rassicurata e lusingata; esattamente sui segnali che intendeva lanciare e sugli effetti che voleva provocare durante il provino. Arrivati che furono, si salutarono con un reciproco "ciao" detto a mezza bocca e somigliante molto più ad un addio. Quando Caterina, solo pochi minuti dopo di attesa, entrò nella stanza del provino, si accorse che la stessa era un vero e proprio set cinematografico; luci e telecamere erano posizionate ovunque, rivolte in fondo alla stanza nella direzione di una palco in legno di appena un metro sollevato dal piano naturale. Ad esso si poteva accedere salendo, sia da un lato che dall'altro, da pochi gradini anch'essi in legno. A cavalcioni su di un carrello dolly, munito di cinepresa e che poteva scorrere su binari, era seduto un uomo con gli occhi che fissavano attentamente il display della telecamera rivolta, l'unica tra tutte, nella direzione della porta d'ingresso e dunque nella direzione di Caterina. Senza staccare gli occhi dal display della telecamera, l'uomo esclamò: "buongiorno sig.na; lei è Caterina ma ho letto che dagli amici si lascia chiamare Katia. Per comodità posso chiamarla anch'io così?". "Buongiorno a lei; certo che può chiamarmi Katia, magari non soltanto per comodità ma, spero in futuro, anche per amicizia come fanno tutti gli altri miei amici". A questa sua risposta, Caterina vide accendersi una spia rossa sulla telecamera, ...