-
La vita di Rhino
Data: 18/04/2020, Categorie: pulp, Autore: Tibet
Rhino, quella sera, avrebbe voluto solo gustarsi in pace l'incontro di boxe. Ha lasciato il suo rifugio solo per poterlo vedere sul maxi schermo della pizzeria. Vuole una pizza, una paio di birre e l'incontro, non chiede di più. Invece quel tipo, grande, grosso e spaccone, lo disturba. Urla e bestemmia, gesticola e commenta stupidamente, non capisce nulla di boxe. Rhino odia chi bestemmia. Gli anni passati con la “suora” l'hanno condizionato. Resta fino a quando Volodymyr Klyčko, il campione mondiale dei massimi, abbatte con una serie impressionante di montanti e diretti l'avversario, quindi paga la consumazione e esce. Attende fuori nel buio. Quando il tipo grande e grosso esce, Rhino aspetta fino a quando sta per aprire la portiera della macchina, con un richiamo lo fa girare verso di se e lo colpisce duramente al plesso solare con un destro. Rhino vuole evitare di colpirlo al volto a mani nude, potrebbe procurarsi dei danni. Mentre l'uomo si piega annaspando con il respiro rotto, Rhino lo colpisce due... tre, quattro volte, forte al costato. Oh... avrà male per alcune settimane il bestemmiatore! Gli ha giusto incrinato qualche costola! Il castigo. “Non si bestemmia il signore!” Gli dice... La lezione della “suora”! Prende la bicicletta e torna alla palestra. E' qui che vive Rhino. Il suo rifugio. Sufficiente per un uomo che non ha mai avuto una casa sua, una famiglia e che è in fuga. Adora l'odore della palestra. La grande sala con il ring. Ha una stanza con un letto e ...
... poche altre suppellettili. Si spoglia, si mette scarponcini, calzoncini e maglietta e inizia ad allenarsi, il sacco, il punching ball, lo specchio, la corda. Si annulla nella fatica. E' la sua ultima notte... Rhino muore quella notte. Rhino non è il suo vero nome. E' un figlio di nessuno, un neonato abbandonato e dato che è stato trovato il giorno di san Martino, lo hanno battezzato con quel nome. E' sempre stato in istituti religiosi, prima in quello per bambini piccoli diretto dalla “suora” e poi, da adolescente, in quello diretto dal “prete”. Non ha dimenticato... non può dimenticare. La “suora” correggeva i suoi sbagli, le sue piccole innocue mancanze, con lunghe sedute di penitenza, lui... bambino costretto inginocchiato sul riso. Dolorante, piangente. Oppure rinchiuso nella sala di punizione al buio senza cibo. La “suora” girava con una lunga canna e la usava molto spesso sui suoi piccoli ospiti. Diceva loro che doveva correggere la loro natura malvagia di trovatelli. Che Dio non li amava. Quando adolescente cambiò istituto e andò in quello del “prete” era un ragazzo alto ma magro e denutrito. Il nuovo istituto era diretto diversamente. Il “prete” era un omone di un metro e ottantacinque e cento chili ed era fanatico della boxe. In palestra aveva impiantato un vero ring e lì ci stava per tutto il tempo. Quando arrivò Martino, il “prete” lo studiò con attenzione, gli misurò l'altezza, il peso, gli osservò con attenzione le mani, la consistenza delle ossa e sentenziò che ...