1. L'Oblò


    Data: 20/04/2020, Categorie: Sesso di Gruppo Autore: fabrizio

    Mentre affondavo ancora una volta l'asta fra le sue carni, alzai gli occhi su Claudia, che a sua volta fissò un punto alle mie spalle, poi tornò a rivolgermi lo sguardo in un muto cenno d’assenso; allora scivolai fuori, afferrai l’erezione e presi a masturbarmi. Dopo pochi colpi il fiotto di sperma disegnò una parabola arcuata atterrando fra i suoi seni. Claudia ne raccolse una parte col dito facendosela colare con ostentazione in bocca mentre allungava l’altra mano al sesso. Inarcò un paio di volte la schiena, poi si irrigidì come in preda alle convulsioni, infine emise un ultimo urletto di piacere e si rilassò, ansimante. Mi stesi al suo fianco, pensando che poche volte avevo visto un orgasmo più fasullo. La baciai sentendo sulla lingua il gusto del mio seme, e quando le cifre dei minuti dell’orologio digitale scattarono sullo 00 mi allungai, spensi la luce e staccai i microfoni. Il silenzio della stanza faceva percepire, al di là degli oblò a specchio che circondavano la stanza, i vari rumori animali che l’umanità emette quando è in preda al piacere: ansimi, risatine, farfugliamenti gutturali. L’addetto alle pulizie della stanza bussò discretamente, tra un quarto d’ora sarebbe iniziato una nuova performance e la stanza andava ripulita, le lenzuola cambiate e il set degli accessori rifornito. Una delle prime regole che si impara in questo mestiere è che bisogna avere rispetto del lavoro di tutti, così raccattammo i pochi abiti di scena e di dirigemmo alle docce, ...
    ... pudicamente divise fra maschili e femminili. Sotto la doccia c’era un tizio nuovo del giro, con un voluminoso attrezzo che gli penzolava fra le gambe, e che evidentemente, dopo lo spettacolo precedente, si era intrattenuto ulteriormente con la partner, e un paio di ragazzi muscolosi e tatuati che, immaginai, stessero per andare in scena. Uno dei due si stava lavando con cura il solco delle natiche mentre una peretta era appoggiata al ripiano, e ascoltava, annuendo, il secondo, che recitava come un mantra il loro plot. Il plot, la nostra maledizione: un insieme di sceneggiature codificate, che dovevamo eseguire puntualmente nei tempi prestabiliti e che ci venivano comunicate solo pochi minuti prima dell’inizio, su richiesta dei clienti più affezionati e generosi. E a proposito di generosità, uscendo dal locale trovai il cestino delle mance, questo venerdì sera particolarmente colmo; così, quando Claudia uscì con ancora i capelli umidi, optammo per una pizzeria lì vicina; l’indomani avremmo avuto due spettacoli e nessuno di noi era particolarmente propenso a spadellare. Seduti davanti alle nostre pizze, Claudia reintrodusse il solito discorso: era stufa marcia di esibirsi davanti a maniaci bavosi, a coppiette in cerca di brividi clandestini o a qualche figlio di papà per il quale farsi le seghe davanti a youporn non era abbastanza eccitante. Come al solito le risposi che erano soldi facili, tanti soldi facili, e lei rispose che se i soldi non servono a vivere meglio, allora a che cazzo ...
«123»