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Emanuele 3.1
Data: 27/04/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: honeybear
... che urla insulti all’aria immota della sera. Alberto parcheggia nel suo posto auto ed in pochi istanti sono nel suo appartamento: “La divisa! – ordina severo – la trovi in camera mia! Poi mi aiuterai a prepararmi per la serata!” Emanuele non fa domande: non gli è stato permesso. Nel luogo indicato trova solo un papillon di seta e la familiare corda bianca. Indossa il primo e comincia ad armeggiare con la seconda, quando il Padrone irrompe nella stanza. “Non sei ancora pronta, troia? Quanto cazzo ti ci vuole? No, aspetta… Dammi qua: faccio io… Questa sera la livrea sarà leggermente diversa dal solito! Più elegante…” e sorride crudele iniziando un lavoro di bondage con un’abilità ed una manualità tali da affascinare la vittima. È completamente soggiogata, ipnotizzata da quanto sta accadendo. Quasi l’aguzzino non stesse lavorando su di lui. Le dita agili passan un’estremità della corda alla base del cazzo fermandola con un nodo. La mano salda ruota l’anello facendolo passare sotto le palle: “Così la tenuta della tua nuova divisa sarà comoda e confortevole…” ironizza il Padrone. È stupefacente la cura con cui si sta dedicando all’operazione: la corda viene lasciata leggermente larga (lo spessore di un dito) per favorire l’erezione ed evitare fastidi allo scroto. Quello sfregamento tuttavia, già sortisce i suoi effetti sulla pelle liscia e vellutata dell’asta. Alberto avvolge con un paio di spire l’anello che ha formato per poi piegare la corda verso il ...
... basso, tra le sfere pelose, passandola da dietro. L’operazione viene ripetuta dall’altro lato imprigionando così i coglioni in tre giri di corda. L’immobilizzazione viene completata avvolgendo ciò che rimane della corda nuovamente intorno al manico ormai barzotto, e fissando con due semplici nodi alla marinara l’estremità superiore. “Mmmm… Ottimo lavoro! Tu che dici?” il Padrone invita lo Schiavo ad ammirarsi nello specchio. Gli aggiusta il farfallino per poi puntare deciso al cazzo imprigionato che comincia a soppesare e ballonzolare. Lele si morde le labbra e deglutisce. Padrone scompare per pochi istanti. Ricompare con un piumino per la polvere che comincia a far scorrere lungo tutto il corpo del ragazzo, solleticandogli la folta peluria che riveste il giovane corpo muscoloso. “Alza le braccia…” ed il fastidioso prurito nell’incavo ascellare inizia a farlo tremare. Impercettibilmente. Ma Alberto se ne accorge e rincara la dose, passando l’attrezzo con una delicatezza maggiore. La stessa che utilizza per le palle e la punta della cappella. Lo Schiavo si sente vibrare, ma è costretto a non muoversi a meno di volerne pagare le imprevedibili conseguenze. Il sangue pulsa nelle sue parti basse: l’erezione è imponente ma impossibilitata ad esprimersi pienamente a causa della sottile corda bianca che inviluppa il suo manganello. Guarda il Padrone che, attraverso lo specchio, gli restituisce uno sguardo ironico e sprezzante mentre continua imperterrito a solleticarlo ...