1. Jaguar


    Data: 06/06/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: nh-paul

    ... conto che i miei amici se ne erano andati tutti e che era-vamo rimasti soltanto io e lui. Forse era tardi, troppo tardi per me, ma il tempo era l’ultima questione di cui volevo impicciarmi in quel momento. Non sapevo esattamente di cosa stessimo parlando, né avevo alcun tipo di attrazione sessuale nei suoi confronti, ma nella mia mente c’era solo l’orgoglio, l’autocompiacimento che uno della sua età e della sua esperienza fosse là seduto ad ascoltare me, a parlarmi da pari a pari.
    
    Dopo un mio silenzio prolungato, una sorta di imbambolamento dovuto all’alcool, mi propose di accompagnarmi a casa. Ripensandoci dopo, mi dissi che avrei dovuto insospettirmi un po’, dato che abitavo giusto nella piazza dov’eravamo in quel momento, ma è anche vero che lui guidava una Jaguar, un modello vecchio, ma pur sempre una Jaguar, con la guida a destra e i sedili in pelle, e questo bastava a farmi desi-derare che mi invitasse a salirci per un giro, anche se di notte e se ero mezzo ubriaco.
    
    “Dove abiti?” mi chiese e scoppiò a ridere quando attraverso il parabrezza gli indicai il mio palazzo che era proprio là “allora facciamo un giro… ne hai voglia?”
    
    “Perché no?”
    
    Riprendemmo a parlare, di tutto, di donne. La conversazione andò avanti per una mezz’ora ancora. Parlò soprattutto lui, raccontandomi storie terribilmente eccitanti che non avevo dubbi lui avesse vissuto davvero. Sempre parlando, andò a fermarsi in un parcheggio che di notte era vuoto, un posto molto riparato. Poi, come ...
    ... spesso accade fra due che si conoscono poco, non ci fu più nulla da dire fra noi. Almeno questo pensai, timoroso che fosse arrivato il momento di scaricarmi.
    
    Lui, invece, si appoggiò alla spalliera del sedile, come per rilassarsi, e lentamente si sbottonò i pan-taloni, abbassò la cerniera e tirò fuori l’uccello duro dalle mutande. Poi, senza una parola, posò la mano sulla mia nuca e spinse gentilmente fino ad avere la mia faccia sul suo grembo.
    
    Anche ora non so cosa vide in me per convincersi che non sarei scappato, che non avrei reagito, urlato. Oppure semplicemente che non sarei scoppiato in una risata ebete da ubriaco. Non so ancora indovinare cosa lo persuase di potermi fare quelle cose. Ma le fece.
    
    Prese l’uccello e me l’infilò nella bocca che avevo aperto per la meraviglia, forse. Anche se dovevo essergli sembrato più un bambino affamato che cerca il seno materno, perché cominciai a succhiarlo, come se in bocca avessi una tetta, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
    
    Ricordo di aver pensato che, una volta a casa, avrei dovuto lavarmi i denti meglio del solito.
    
    Ed ero là sul sedile anteriore di una Jaguar che avevo sempre sognato di guardare meglio e da più vicino. Ero là con un uccello in bocca, a succhiarlo alacremente, anzi a popparlo come un pazzo. E poi il disappunto quando me lo sfilò dalla bocca e mi sentii privato di quella specie di ciuccio. Imbambolato com’ero non mi resi conto che mi stava spingendo, voltando, piegando, mettendo a pancia ...