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Il paziente ragazzino
Data: 04/07/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: biribissi
Il ragazzino aveva solo 16 anni ed era ricoverato in ospedale per intossicazione da inalazione di colla. Si chiamava Salvo, era alto 170 e pesava sui 50 kg. Pallidino ed esile, bel visetto da monello, capelli medio-lunghi castano scuro, occhi castani e grandi, labbra sensuali, culetto sporgente, tondo e sodo. Quando fu ricoverato aveva la febbre; gli fecero delle flebo e adesso cominciava a sentirsi meglio. I suoi genitori lo andavano a trovare ogni giorno in orario di visita e continuamente gli ricordavano che non avrebbe dovuto mai più fare sciocchezze come quella di inalare la colla cercando sensazioni strane. Dopo i primi due giorni di cure intensive a base di flebo, la cura continuò per punture e Salvo era terrorizzato. Era di quei ragazzini che per un nonnulla dicono di farsi male e quindi la puntura per lui era una cosa quasi insopportabile. Appena si avvicinò l’infermiere con la siringa, lui implorò di non fargliela, facendo storie come un bambino. Anche il suo compagno di stanza, un uomo sui 40 anni, provò a convincerlo che la puntura non è poi una cosa così terribile, ma non ci fu nulla da fare. Si rifiutava! Nella tarda mattinata venne a visitarlo il primario in persona e quando seppe che aveva rifiutato la puntura, chiamò il caposala e gli disse che le punture andavano fatte anche usando la forza. Il caposala annuì. Subito dopo entrarono in stanza il caposala e altri due infermieri. Si avvicinarono a lui e uno di loro lo afferrò dicendogli ...
... che poteva frignare quanto voleva ma la puntura l’avrebbe avuta lo stesso, consigliandogli di rilassarsi ed accettare, ma il monello non ne volle sapere e sferrava calci. A questo punto l’infermiere si spazientì e gli mollò un paio di schiaffoni. Poi lo girò a pancia sotto mentre l’altro gli abbassò il pigiama e le mutandine. Il suo culetto spaventato roteava nella speranza di svincolarsi, ma l’altro gli teneva le gambe bloccate e il caposala con la siringa in mano si chinò per fargli la puntura. Gridava come un ossesso il monellaccio! Si beccò pure alcune sculacciate sul suo tondo sederino che subito si arrossò. Poi il caposala strofinò sulla sua natica destra il cotone idrofilo con il disinfettante e dopo un po’ inserì l’ago. Quando ebbe terminato, disse al ragazzino: “dovresti vergognarti! Mica ti ho ammazzato! Come vedi è stato un attimo e non ti sei nemmeno fatto male. Spero che domani mattina non farai le stesse storie!" Salvo i giorni successivi accettò le punture facendo sempre un po’ di storie, ma tutto sommato era più remissivo. Ma dopo qualche giorno intervenne un nuovo problema: Salvo non andava di corpo e il caposala decise di provare con una supposta. Disse al ragazzo: “Salvo, è da 3 giorni che non vai in bagno… proverò ad aiutarti con una supposta alla glicerina sperando che basti, altrimenti dovremmo passare al clistere. Salvo impallidì; si vergognava tantissimo e disse che la supposta non la voleva proprio e che al suo posto avrebbe preferito ...