1. Cinquanta sfumature diverse


    Data: 07/08/2020, Categorie: Etero Autore: IlBaroneRosso

    Prima di finire la cena, nel ristorante di Sacile, un’ondata di ricordi gli era piombata addosso.
    
    Da trent’anni non ritornava nella sua terra di nascita, da trent’anni non incontrava più i suoi amici di scuola e di università, da trent’anni non vedeva più la sua compagna di scuola, dall’asilo fino al liceo, la sua compagna di giochi dell’infanzia, la sua compagna di quando abitava a Sacile, la sua amichetta, la sua prima ragazza, la sua prima donna, Margherita.
    
    Si erano lasciati ai tempi dell’Università, lui frequentava Legge a Trieste, aveva una ragazza fissa, lei faceva Economia a Venezia, si era fidanzata con un ingegnere più grande di loro.
    
    Ogni tanto si incontravano ancora, di nascosto, per coltivare ancora la loro intesa segreta, per rivivere i loro giochi da bambini diventati adulti, le stesse prassi, gli stessi gesti, i ruoli dei giochi che facevano fin da ragazzini.
    
    Non erano giochi innocenti, Claudio se il ricordava benissimo: avevano cominciato da piccoli, a casa di lei, nella villa lungo la statale, nella sala giochi del seminterrato, con il tavolo del ping pong, il biliardo, le carte, il monopoli.
    
    - Prima i compiti - diceva lei - prima il dovere, poi il piacere - .
    
    Non aveva ancora nove anni, ma la sua voce era imperiosa, si doveva fare sempre come diceva lei.
    
    - Ora abbiamo finito - diceva Claudio.
    
    Avevano appena terminato l’ultimo problema o l’ultimo esercizio di italiano.
    
    - No, dobbiamo ancora studiare Storia, e ripassare Geografia ...
    ... - .
    
    Bisognava finire compiti, lezioni e ripassi compresi, Margherita era intransigente su questo, prima i compiti, poi la merenda, che facevano nella grande cucina al piano terreno serviti dalla cameriera, solo dopo, tornati giù, potevano giocare.
    
    Il più bello era il gioco del dottore; Margherita prendeva in mano ogni gioco:
    
    - Faccio io il dottore - diceva - Dimmi, bambino, dove ti fa male?-.
    
    Claudio obbediva in tutto e per tutto.
    
    - Sdraiati qui, appoggia la testa sul cuscino e apri bene la bocca - .
    
    A seconda dei casi gli apriva la bocca, gli infilava un cucchiaio per abbassare la lingua, gli metteva una penna biro a mo’ di termometro nell’ascella, gli misurava il polso con la mano.
    
    - Claudio - aveva detto un pomeriggio - guarda cosa ho - .
    
    Aveva in mano un termometro vero, con il mercurio, i gradi e tutto; e riprendendo il tono di comando:
    
    - Sdraiati e tirati giù i pantaloncini e le mutandine, dobbiamo misurare la febbre - .
    
    - Ma perché non lo mettiamo nell’ascella come le altre volte? - .
    
    - No, carino, questo è un termometro di precisione, misura la temperatura rettale, dobbiamo diminuirla di quattro decimi per avere la stessa temperatura ascellare. Noi dottori usiamo questo, mica la penna biro - .
    
    Anche quella volta aveva obbedito e da lì era iniziata una discesa tumultuosa: le cose, da strane, erano diventate proibite, trasgressioni vere e proprie, border-line con la perversione.
    
    Faceva il dottore e gli ordinava di spogliarsi e di ...
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