1. Cinquanta sfumature diverse


    Data: 07/08/2020, Categorie: Etero Autore: IlBaroneRosso

    ... quelli che facciamo insieme? - .
    
    Lui si vergognava a rispondere. Ma non ce n’era bisogno.
    
    - Va bene, basta parole, Claudio - .
    
    L’aveva afferrato al collo, per piegargli la faccia verso la sua e baciarlo sulla bocca. E aveva cominciato a giocare, succhiando forte un labbro, mordicchiandolo, e intanto gli sbottonava la camicia per infilargli la mano e tormentargli un capezzolo.
    
    Era stata la loro ultima volta.
    
    La nostalgia è più forte del ricordo, è imprecisa, non dice cosa, dove, come, quando: è un sentimento, uno struggimento che ti prende, indefinito, l’unica cosa certa è che riguarda lei, lei e le cose vissute e le cose fatte insieme.
    
    Chiese alla cameriera del ristorante l’elenco telefonico, telefonò a un vecchio amico comune e si fece dare il numero di casa di Margherita, sicuramente intestato al marito, di cui non ricordava il cognome.
    
    - Se vuoi ti do il cellulare di lei, non è meglio? - gli chiese l’amico.
    
    - No, grazie, il numero di casa va benissimo - .
    
    Se è in casa, stasera, e non ha impegni, forse due parole, magari anche un breve incontro, un bicchierino e nulla più. E se no, pazienza, sarà per un’altra volta, va bene anche così.
    
    E la chiamò.
    
    Margherita rispose, era in casa, ma non ci credeva:
    
    - Claudio? Ma sei proprio tu? Come mai, dopo tanto tempo? Hai un accento diverso! Oh santa polenta, come è possibile, ma dove sei? - .
    
    Mille domande ancora, fino a quando lei gli chiese:
    
    - E adesso dove sei? Sei solo? Hai un po’ di ...
    ... tempo? Vediamoci, dai, mi metto le scarpe e vengo a prenderti - .
    
    Uscì dal ristorante per aspettarla, lei arrivo con una Mercedes piccola, nera, si guardarono stentando a riconoscersi, i capelli cambiati di entrambi, il volto che dimostrava i cinquanta e passa anni di entrambi, gli abiti di lei, da signora per bene.
    
    Gli occhi, no, gli occhi erano gli stessi, dolcissimi, quasi da orientale, quando sorrideva.
    
    Ma Claudio ricordava bene quanta determinazione, cattiveria e perfidia, in certi momenti, erano nascoste dietro quegli occhi dolci.
    
    Erano nella macchina di lei, a raccontarsi trent’anni di vita, domandando e rispondendo, interrompendosi, e aspettando per sapere, non finivano più di parlare; poi Claudio le chiese:
    
    - Ti va di bere qualcosa, mi è venuta la gola secca a forza di parlare -.
    
    - Certo, se vuoi, puoi venire da me, tanto sono sola in casa stasera, beviamo qualcosa insieme - .
    
    - Va bene, ti seguo con la mia macchina, così non hai bisogno di riaccompagnarmi dopo - .
    
    Una volta entrati in casa, un appartamento signorile, come ci si poteva aspettare da lei e da suo marito, signorile, borghese, ordinario, si fermarono in salotto.
    
    Non osava chiederle: le fai ancora quelle cose?
    
    E lei avrebbe risposto, fingendo di non capire: quali cose?
    
    Furono gli sguardi di Claudio a fare quella domanda.
    
    E la strana sicurezza di lei, a rispondere a una domanda nemmeno espressa, quando furono entrati.
    
    - Vieni di là, voglio farti vedere una cosa - .
    
    Gli ...