1. Scena del crimine


    Data: 07/08/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: Foro_Romano

    ... materializzato il mio sogno. Un maschio di 50 anni o poco più da farmi sciogliere. Molto alto, sarà stato oltre il metro e 90, la pelle olivastra, moro ma brizzolato alle tempie, con un paio di baffi folti e neri. Mi ha ricordato certi maschi dei filmini anni ’80, sul tipo di Chad Douglas o Tom Selleck, per intenderci. Per di più in divisa da carabiniere (per me la migliore). Sono rimasto un po’ imbambolato e mi è sembrato che mi ha guardato in maniera strana.
    
    “Sono il maresciallo Simoni. Posso farti qualche domanda riguardo quello che è successo qui?”
    
    “Certo”, sono riuscito a spiccicare. Mi ha stretto la mano. E che mano! Era enorme. Fortuna che non ha stretto forte, altrimenti mi stritolava la mia. L’ho fatto entrare e ci siamo messi in salotto (mmm dove l’avrei portato io!). Lui sul divano ed io in poltrona davanti a lui. Mentre si sedeva si è toccato decisamente il pacco, certo per sistemarlo meglio, così l’occhio mi è caduto tra le sue gambe e quel pacco prometteva proprio bene. Ce l’avevo di fronte e sudavo ancora di più. Ho fatto gli onori di casa.
    
    “Posso offrirle qualcosa?”. So io cosa gli avrei offerto.
    
    “No, no, grazie, sono in servizio. Mi dica. E’ solo in casa?”. Logico che volesse sapere se c’era qualcun altro a cui fare le domande. Ed io sempre a pensar male. Il suo accento era decisamente napoletano.
    
    “Si, sono sempre solo il pomeriggio. I miei lavorano… Fino alle 18”. Perché avevo fatto quell’aggiunta? Forse non ce n’era bisogno. Ed ancora mi ...
    ... ha guardato strano. Non è che stava pensando che io c’entrassi qualcosa con l’omicidio?
    
    “Cosa sa dirmi sul professor Gioacchini?”.
    
    “Ma, niente di particolare. I normali saluti quando ci si incontrava. Niente di più”.
    
    “E’ mai stato a casa sua?”. Pensava forse che c’ero stato a letto?
    
    “No, mai”.
    
    “Scusami, ma… sa… a lui piacevano i ragazzi e tu sei un bel ragazzo”.
    
    “Trova?”. Forse l’ho detto in maniera un po’ vezzosa. Ci fu un lungo silenzio durante il quale ci siamo guardati negli occhi. I suoi erano chiaramente indagatori. Pensava che mentissi o voleva sapere di me?
    
    “Insomma, non hai nulla da dirmi. Beh, allora vado. Devo chiedere anche agli altri del palazzo”. Si è alzato e il mio occhio è caduto ancora sul cavallo dei suoi pantaloni. Stavo per svenire. Ho avuto l’impressione che il cazzo gli si fosse allungato sulla coscia. Le mie solite fantasie, ho pensato.
    
    Quando ho chiuso la porta di casa mi è sembrato che il mio buco avesse una contrazione, come se dicesse “Che ti sei perso!”. Ho ripreso a studiare ma non ci stavo più tanto con la testa. Ero come stordito. E il buchino boccheggiava. Verso cena sono riuscito a superare la cosa, quando ho raccontato i fatti ai miei. Non i miei pensieri, naturalmente.
    
    Il giorno dopo, verso le 15, suonano di nuovo alla porta e io mi trovo vestito (se si può dire) come il giorno prima. Vado ad aprire ed è ancora quel carabiniere, questa volta in abiti civili, ma non è che ci perdesse. Giacca, camicia bianca col ...
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