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Un esercizio utile, ma imbarazzante
Data: 19/08/2020, Categorie: Prime Esperienze Autore: Giampaolo34
Il mio sviluppo adolescenziale non è stato facilissimo. Per alcuni ragazzi tutto segue un tranquillo corso naturale, nel mio caso non è stato così, infatti ne porto ancora il ricordo, a quasi vent’anni di distanza. A dodici anni ero ancora quasi un bambino: i miei amici erano più alti, avevano cambiato la voce, avevano già i peli sul corpo. Io niente: non un pelo, la voce ancora infantile, il pisello non cresceva e anche le palle erano piccole piccole. I miei genitori erano preoccupati e più volte consultarono il pediatra: mi vennero somministrati alcuni farmaci, credo a base ormonale. Finalmente, attorno ai 14 anni cominciò lo sviluppo puberale, in compenso abbastanza veloce. In pochi mesi un’esplosione: baffetti sul labbro superiore, una rapida comparsa di peluria sul pube; crebbi di quasi 10 centimetri in un anno e anche il pisello diventò più grosso, comparvero (purtroppo) anche i brufoli; ebbi le prime erezioni e le polluzioni notturne. Durante le visite il pediatra era soddisfatto di come stessi crescendo, però, notava un problemino al glande. Provò delicatamente a scoprirmelo, ma la pelle era piuttosto stretta. Ne parlò ai miei e consigliò la visita preso uno specialista. Accompagnato da mio padre, ci recammo da un andrologo: la visita fu accurata. Il medico, piuttosto maturo, alto, stempiato, con i capelli brizzolati, mi pesò, misurò l’altezza e poi mi fece togliere gli slip per controllare il prepuzio. Ero imbarazzatissimo: ero lì, con l’uccello nudo, davanti a un ...
... estraneo e in più alle spalle c’era mio padre. Il medico cercò di far scendere la pelle del glande, ma riscontò una certa resistenza, inoltre notò che io provavo un fastidio abbastanza evidente, quando cercava di scoprire la punta. Dovette constatare che c’era una sospetta fimosi, ma aggiunse che lo sviluppo era ancora in corso e che dopo qualche mese avrebbe voluto rivedermi per confermare e meno la diagnosi. Quella fissata alcuni mesi più tardi fu la visita più imbarazzante di tutta la mia vita. Mio padre non poté accompagnarmi per impegni di lavoro, quindi toccò a mia madre. Già questo mi inquietava. Dopo un po’ di attesa nella sala di aspetto, entrai nell’ambulatorio: lo stupore maggiore, fu di trovare non il medico dell’altra volta, ma una dottoressa che lo aveva sostituito, già da un mese, credo per problemi di salute. La dottoressa, sui 40 anni, non era bellissima, anzi ricordo il suo naso aquilino. Era però una donna abbastanza sexy e il camice non poteva nascondere due belle tette, piuttosto sporgenti e sode. Con molta serietà, dopo aver accolto e salutato me e mia madre, ci fece accomodare e ci comunicò che aveva letto la mia cartella e quindi era aggiornata sul caso. Gentilissima, mi disse di spogliarmi e di stendermi sul lettino. Io, una volta nudo, quasi per istinto, portai le mani davanti ai genitali: lei sorrise e mi disse che non dovevo essere imbarazzato. Si accostò al lettino e cominciò a i visitarmi: “Già che ci siamo facciamo un controllo anche qui sotto” ...