-
Non toccate la leggenda
Data: 20/08/2020, Categorie: pulp, Autore: Alba17
... giustificò. Stette con loro fino al calar del sole. Vide che il muro ormai era diventato alto quando i tre fratelli si incamminarono verso casa. Lei, come attirata da una calamita, li seguì. Sentiva il loro parlottare a voce bassa. Poche parole, solo quelle necessarie: "Speriamo questa volta sia quella buona" disse uno di loro, che a occhio doveva sembrare il più grande. "Ormai ho perso le speranze - disse il secondo - sono tre anni che ci lavoriamo su". Il più giovane e più entusiasta, invece, disse: "ma si, prima o poi vinceremo". Lei cercava di capire qualcos'altro dai loro discorsi, ma la conversazione finì lì. "Gente di montagna, di poche parole"- pensò Rientrarono in casa, lei dietro di loro. Appena all'interno, la porta si richiuse come spinta da una mano invisibile. E lei di nuovo rabbrividì. Per scacciare quelle sensazioni, andò subito in camera sua, senza nemmeno incrociare la vecchia del giorno prima. Senza mangiare si buttò a letto e si addormentò. Di nuovo rumori. Stavolta gemiti intensi provenivano da ogni parte della vecchia struttura. Cercò di dormire ma non ce la fece. Si alzò per andare in bagno, in fondo al corridoio. Nella semioscurità trovò la strada che passava di fronte alle altre camere. Dal loro interno proveniva una luce, e lei guardò. Oltre la prima porta vide un uomo e una donna in rapporti intimi, e capì il perché dei gemiti. Vergognandosi di aver spiato, seppur involontariamente, si allontanò. Più in là un' altra camera, un' altra luce che la ...
... illuminava, altri gemiti. Nonostante sapesse cosa stava succedendo, si avvicinò lo stesso e sbirciò al suo interno. Questa volta si fermò di più. Gli stessi amplessi. Si eccitò. Si vergognò della sua voglia, e andò oltre, decisa ad andare in bagno e tornare in camera sua, nel suo letto. Ma delle parole soavi provenivano da una terza porta, e lei di nuovo non resistete e sbirciò all’interno. E vide un uomo giovane disteso sul letto, cavalcato da una bellissima donna. Vedeva i due prendersi mentre si guardavano negli occhi, le mani di lei sul suo petto, le mani di lui che le afferravano i seni. Vide i suoi lunghi capelli biondi, i suoi occhi azzurri color del lago, il suo corpo sinuoso che si muoveva a ritmo della passione sopra al suo uomo. Tra gemiti sentì l'uomo chiamarla. "Oh, Rozafa, quanto ti amo!". Non contenne più la voglia a tale vista, dove amore e passione avevano i loro volti e dove, su una culla lì vicino, dormiva il frutto del loro amore, un bambino piccolo e bello come un dono per incoronare tutto quello che provavano l’uno per l’altra. Si masturbò dietro la porta. Una volta appagati i sensi, tornò in sé. Si vergognò. Velocemente, fece i suoi bisogni e tornò in camera sua. Ormai era tardi. La luce del sole penetrò dalla piccola finestra e lei dovette alzarsi. Aveva troppo da fare per restare a letto. Aprì la porta per uscire, quando vide la vecchia che la squadrava. I loro sguardi si incrociarono. La vecchia le fece l'occhiolino come se volesse dirle: "birichina!". ...