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La portineria
Data: 20/08/2020, Categorie: Prime Esperienze Autore: beast
Eravamo a metà degli anni sessanta, le cose per la mia famiglia avevano cominciato ad andare bene, papà aveva un lavoro fisso come operaio specializzato alla Fiat, mamma faceva le ore presso una famiglia benestante che abitava in Crocetta, il quartiere dei ricchi di Torino, lavorava solo alla mattina ma ogni tanto le chiedevano di fare delle ore anche al pomeriggio, e quando capitava mi portava con lei in centro e mi lasciava da Antonia, la portinaia del palazzo dei padroni. Il palazzo era bellissimo, in confronto il nostro condominio popolare del quartiere San Paolo sembrava veramente una schifezza. L’atrio aveva un fantastico pavimento in mosaico e le scale erano di marmo bianco, coperte da una passatoia rossa, tenuta ferma da bacchette di ottone lucido. Il vano scale era enorme e c’era perfino l'ascensore, una grande cabina di legno che aveva addirittura due panche di legno rivestite in pelle, in modo che i signori potessero sedersi mentre andavano su e giù. Mi piaceva un sacco quando mamma mi portava con lei e mi lasciava da Antonia, la portineria era piccola ma pulitissima, profumava di sapone per il bucato e cera d’api, quella che si usava una volta per i pavimenti e i mobili di legno. Anche Antonia profumava, aveva un profumo dolce e penetrante che mi piaceva moltissimo e che mi sognavo anche di notte, nel letto mentre aspettavo di addormentarmi. Pensavo ad Antonia, lei e suo marito erano arrivati giovanissimi a Torino dalla campagna, poi suo marito, appena più che ...
... un ragazzo, era partito per la guerra e non aveva mai fatto ritorno, uno dei tanti caduti sul fronte russo. Lei era piccola e minuta, non saprei dire quanti anni avesse, mi sembrava un poco più giovane di mamma, forse aveva l’età di zia, e come lei mi sembrava bellissima. Lunghi capelli neri raccolti con lo chignon, una pelle liscia e leggermente olivastra, due meravigliosi occhi castani, ornati da lunghissime ciglia scure, labbra carnose e ben disegnate, sempre sorridenti. E i seni? Aveva dei seni meravigliosi, che a fatica cercava di tenere racchiusi dentro un grembiule nero, i cui bottoncini sembravano sempre sul punto di essere sparati via come granate. Pensavo ad Antonia la notte, ai suoi seni morbidi, profumati e caldi che mi carezzavano il viso mentre affondavo la faccia in mezzo a loro. Pensavo ai suoi seni enormi e il pisello mi si rizzava all’istante. Non vedevo l’ora che mamma dovesse andare a fare delle ore extra dai suoi padroni, per poter passare due o tre ore nella portineria con Antonia. In genere mi portavo dei compiti e lei mi faceva mettere al tavolo di fianco a lei, io facevo gli esercizi di matematica e lei si dedicava ai suoi amati fotoromanzi o leggeva qualche romanzo d’amore che le prestavano le domestiche che lavoravano più su, negli appartamenti di lusso del palazzo. Sotto il tavolo di formica con le gambe cromate, sotto la tovaglia plastificata a fiori, capitava a volte che le mie ginocchia sfiorassero le sue, lei non si scostava mai, anzi, avevo la ...