1. Il collega camionista - 6 (serata al priveè)


    Data: 21/08/2020, Categorie: Prime Esperienze Autore: cpromagnolamatura

    ... Finimmo con il fare la spesa, ma ormai entrambi eravamo in preda ad una sottile eccitazione che ci pervase fino a sera, quando, ci preparammo per la serata. Anna si concesse un lungo bagno rilassante,mentre io di solito sono per una più sbrigativa doccia. Ammetto che vederla in quella biancheria mi colpì decisamente, perché le sue forme generose, mia moglie porta una 3° abbondante di seno ed essendo emiliana ha anche i fianchi abbastanza larghi e quindi è quella che in Romagna si definisce una !bella sposa”, ad indicare una donna fatta e formosa, erano risaltate dalla stoffa leggera, una sorta di garza color avorio sotto cui si intravedeva ben disegnata l’areola delle mammelle ed il pelo del suo sesso. Le feci molti complimenti ma mi impedì di toccarla dicendo che ci sarebbe stato tempo. Del resto si vestì quasi monacalmente, ovvero con una gonna scura appena sopra il ginocchio ed una camicetta con sopra una giacchetta in lana di un colore pastello. Non chiedetemi altri dettagli perché mi ricordo l’insieme ma non tutti particolari, cosa che Anna regolarmente mi rimprovera, perché lei attribuisce molta importanza agli accostamenti. Puliti e profumati accompagnammo i bambini dai nonni, ben contenti di avere i nipoti per se e partimmo perla volta del mare dove ci incontrammo per una pizza con Franco. Anche Franco fece molti complimenti alla mia signora, anche se a lui Anna non impedì di farsi toccare il sedere! Dissi a Franco della biancheria che Anna si era comprata per ...
    ... l’occasione e quando lui la guardò interrogativo, mia moglie, ancora sedutsa in macchina, alzando gli occhi al cielo, come per dire che eravamo sempre i soliti, si sbottonò un attimo la camicetta per fargli vedere l’intimo.
    
    Franco intanto ci avvertì che invece della pizza saremmo andati subito al locale, perché quella sera era prevista una cena di gruppo, dove i diversi “soci” avrebbero potuto fare conoscenza. All’entrata del locale in uno stabile dove non vi erano insegne ma solo una piccola targa sul campanello con il nome del locale e l’indicazione di suonare il campanello venne ad aprirci una ragazza bionda, molto gentile, che ci fece fare la tessera di soci e ci diede un foglietto in cui erano declinate le regole del locale. Al guardaroba lasciammo i nostri soprabiti e una signora disse a mia moglie, porgendole una busta di plastica, che la serata prevedeva che le signore depositassero le loro mutandine e che gli sarebbero state poi restituite prima di andar via. Anna rimase un attimo interdetta, guardando me, che in effetti non avevo capito bene cosa stesse succedendo, e poi verso Franco, che invece sorridendo la incoraggiò a farlo. In effetti quando Anna si appoggiò a me per sfilarsi le mutande ci rimasi un po’ così, nel senso che non ne capivo bene il motivo e soprattutto mi dispiaceva pensando al fatto che secondo me doveva essere uno dei punti forti del suo presentarsi. Lasciata la busta al guardaroba ci porsero delle mascherine di carnevale, dicendo che potevamo ...
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