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Il traghetto
Data: 23/08/2020, Categorie: Etero Autore: Fil73
Il traghetto-l’incontro L’imbarco é più veloce del previsto, girare in moto ha i suoi vantaggi. Gli permette di portare il minimo indispensabile, saltare le file, ma soprattutto lo fa notare dalle donne, quanto meno lo sentono arrivare. Aveva fatto in modo di renderla il più anonima possibile: tutta nera, le uniche cromature erano date dal bicilindrico a V, dal manubrio, e dalle pedane avanzate. Solo per lui, un eventuale passeggero non avrebbe avuto appoggi per i piedi, ne tantomeno una seduta comoda. Salito sul ponte, si dirige verso il locale bar. Essendo tra i primi riesce a trovare un posto vicino alla presa della corrente. Sistema le sue cose, mette sotto carica il telefono e si adagia sulla spalliera della poltroncina. Il vocio della gente lo culla per un attimo, gli ricorda di quando era bambino e si addormentava sul tavolino al ristorante sentendo la voce del padre. Apre gli occhi e vede la sala già mezza piena, ma soprattutto nota un gruppo di ragazze qualche tavolino davanti a lui. Devono avere all’incirca la sua età. Sono belle si, ma sicuramente é più il loro ridere e vociare a farle notare. Tutte con pantaloncini jeans a coprirgli appena il sedere, e polo avvitate che oltre a scolpire i loro fianchi mettono i seni in risalto, di due riesce anche a intravedere i capezzoli, intuendo così che fossero senza reggiseno. Tutte tranne una. Lei ha una gonnellina abbastanza larga, corta a fiorellini, ed una camicia senza maniche annodata sulla vita. Sotto sembra ...
... indossasse la parte superiore di un costume. I capelli castano chiaro, gli scendono come onde fin poco sotto le spalle e un taglio d’occhi che sembra esser orientale, fa da cornice a delle splendide pupille. Non riusce a definirne il colore, un verde che sembra avere delle striature che riportano al colore dei capelli. Sembra una bambola. Si dirige verso il bar, prende una Heineken, con molta calma torna al suo posto e apre un foglio di scrittura sul suo Mac. Le sue dita iniziano a scivolare sulla tastiera: “Ci sono due infradito che ballano davanti ai miei occhi. Delle semplici havaianas del brasile, proteggono un piede bellissimo, né lungo nè corto, le cui dita cosi perfettamente smaltate con i stessi colori, sembrano farne parte integrante. Non mi stancherei mai di veder quel loro sbattere ritmico sulla piante del piede, l’appoggio giusto per quelle caviglie ornate da una catenina argentata, quasi ad indicare dove finisce il piede e comincia la gamba. Chi le ha fatte cosi belle quelle gambe? Slanciate, proporzionate, che in una colonna vellutata arrivano al ginocchio.” Sembra stia suonando in un’orchestra. I suoi occhi seguono lo spartito di quel corpo. Le sue mani sembrano suonare il pianoforte, sa dove sono i tasti anche senza vederli. Il cuore segue il ritmo delle avaianas. Il suo respiro è guidato dal gonfiarsi del suo seno. Lei la direttrice d’orchestra. “Non riesco a staccarti gli occhi di dosso, quel continuo accavallare le gambe, mi sta mandando ai matti. Sembra ...