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Santino.
Data: 04/09/2020, Categorie: pulp, Autore: Tibet
Il carcere militare non è molto differente da quello civile. Porte sbarrate, finestre con inferriate. Segregazione. Sadismo. Privazioni. Nel carcere ti formi e ti adegui o muori. Ha ragione Buck (Bukowsky) quando dice che il carcere è l'università della vita e aggiungo io, dove è difficile laurearsi. Nella nostra stanza vivevamo in cinque, cinque esponenti di una gioventù in sofferenza. Quattro obbiettori di coscienza, senza colpa se non quella di non condividere le idee di uno stato che ritenevamo militarista ed un altro per finire la ferma di diciotto mesi in prigionia per aver scopato moglie e figlia a un generale. Eravamo davvero delinquenti? Oh si! Avanzi putridi della società. Esseri inutili. Lo schema della giornata? Giorni tutti eguali. Sveglia alle cinque, un quarto d'ora per lavarsi, appello nel cortile. Colazione. La fame? Quanto può condizionare! La fame è il primo dei metodi più efficaci per rendere docili e il bromuro nei pentoloni del poco mangiare il secondo. Poi? Una giornata impegnativa. Non ti è permesso annoiarti. La noia uccide e fa nascere cattivi pensieri, magari di ribellione. Marcia. Esercitazione con le armi (scariche). Corsa. Pulizie infinite. Appelli, contrappelli. Alle sei la cena e dopo l'ultimo appello, in cella, ecco le variazioni al tema? I controlli notturni. Le sirene. I fischietti. Due minuti per raggrupparsi in cortile. Nel freddo, sotto la pioggia. Chi controllava chi? Al portone e fuori i Cerberi. Che hanno anche funzione di polizia ...
... militare. Quelli che fucilano i loro fratelli ai disastri militari causati dai generali. Non cattivi, solo condizionati. Dentro? Militari di carriera. Secondini. Anche loro in punizione? Forse si e su chi rivolgevano la loro rabbia? Ah, c'erano anche celle di punizione, non che cambiasse molto. Erano solo senza finestre, sottoterra e con il pancaccio di legno. Uscivi solo per lavare per ore piatti in cucina. Voglio arrivare a parlare di Santino, ma mi serve tempo. Chi eravamo? Io. Avevo su tutti una particolarità forse, era stato mio padre a indicare dove vivevo al momento della cattura. Per il mio bene, certo. E mi aveva disconosciuto di fatto, ero un senza famiglia a poco più di vent'anni, ventuno. Giuliano. Veneto. Stessa età. Un bel ragazzo. Bruno, ci teneva ai suoi capelli, vanesio, solo che ti pelavano a zero, per via dei parassiti dicevano. O forse no? O era per demolire anche la nostra voglia di curare la presenza fisica? La sua caratteristica? Ahah... aveva sempre il cazzo duro e se lo spugnettava con una costanza encomiabile. Come ci si ritirava la sera lui si sdraiava e lo tirava fuori, lo menava per un tempo infinito. E fra il resto aveva un gran cazzo! Il suo parlare era mentre uno di noi gli passava vicino: “Lo vuoi?”. Ahah... la classica risposta era “giratelo nel culo”! Certo che la masturbazione era di casa, eccome! Ci si masturbava persino con i calendari dei preti, bastava che ci fosse l'immagine di qualche santa. Ahah! Fisicamente sul metro e ottantacinque, ...