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Genesi
Data: 09/09/2020, Categorie: Altro, Etero Autore: Frantar
... complice e confidente di lei, nonché liquore preferito del padre, morto con la madre poco dopo che lei ha raggiunto la maggiore età. Ed è rimasta in quella città, trascinata da un uomo che l�ha lasciata.E lei si è lasciata andare. Ha iniziato a vivere con sufficienza, subendo il giorno che viene.Il primo incontroE� una Stazione Vecchia e Decadente, ricordo di una gloria passata. Vetri rotti, materassi e siringhe.Barboni ci vivono, mantenendo vivo un luogo anarchico, dove la legge non è data dallo stato, ma da chi ci vive. Nessuna regola. Anarchia totale. Giovani si trovano lungo i binari inutilizzati, a vivere in carrozze abbandonate, a decorare con graffiti delle mura decadenti come vetri spezzati dall�incuria e dal tempo. Qualcosa di suggestivo, a modo suo, non per forza inquietante.è il posto perfetto per chi sembra disinteressato al domani, o a chi con l�anarchia ha imparato a viverci, integrandosi ad essa, rendendola qualcosa che scorre nel sangue al punto di non poterci vivere senza. Proprio per la natura stessa del luogo è possibile trovare chiunque la dentro. Dal più povero dei barboni alla ragazza in cerca di brividi, a chi semplicemente si perde.L�aria autunnale non è troppo fredda, anzi, quei 20 gradi sembrano persino piacevoli, adatti ad una passeggiata, se associati ad un sole che ha passato oramai la metà del suo percorso. Impreca Amelie contro il suo navigatore. Una zona nuova. Ha semplicemente premuto un posto sulla mappa ed iniziato a camminare con l�iPad ad ...
... indicare la strada. Perduta, forse persino spaesata davanti agli scalini che portano all�ingresso della Stazione, un portone sempre aperto. Ha indosso dei vestiti un po� casual. Jeans neri aderenti, una camicetta bianca non troppo scollata ben inserita nei pantaloni ed un gilet abbottonato sin sotto il seno. Completano il quadro un paio di decolté nere, lucide, tacco 10 con plateau. Un Must, direbbe lei.Poco trucco, capelli sciolti. Semplice, si direbbe. Riflette a voce alta, ma senza allontanarsi da li, come se una forza misteriosa l�attirasse ad esplorare. Sale i gradini, entra. L�eco dei passi attira qualche sguardo di barboni che sembrano increduli. Tanto da pensare di sognare, tanto che nemmeno cercano di avvicinarla, nonostante gli sguardi che si lanciano l�un l�altro fanno capire che lei sia vera, reale. Ogni passo è accompagnato da un eco secco, deciso, segno del tacco che impatta contro il cemento. Ed una volta che è in gioco lei continua. Esce dalla parte opposta, affacciandosi ai binari. In lontananza, dall�altra parte della stazione, il rumore di un treno, al primo binario, seduto sul marmo lui. Le gambe sono appena aperte, a penzoloni, sulla coscia sinistra, poggiata sul tessuto dei jeans blu, strappati in più punti, c�è una chitarra acustica che suona le note di una canzone. Una felpa nera con un cappuccio calato sul viso rende quella figura isolata dal resto del contesto, come si trovasse li col corpo ma non con la mente. Canticchia persino l�uomo. E la musica ...