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Io, roberta e un bel negro
Data: 11/09/2020, Categorie: Sesso di Gruppo Autore: pato3
“Voglio che gridi il mio nome mentre ti scopa. Voglio che mi dici che mi ami mentre succhi quel cazzo e baci quelle palle. Voglio guardarti godere come non hai mai fatto” “Non sono sicura di poterlo fare, amore” “Ti ricordi quando avevamo diciott’anni e ancora non stavamo insieme? Mi avevi detto che il tuo sogno erotico segreto era di farti tre uomini in una volta” “Sì, ma le cose sono cambiate…e poi…” “E poi niente, amore. Noi ci amiamo, io desidero questa cosa quanto te” “Tu un po’ di più” “Sicura? Non pensi che un bel ragazzo di colore, muscoloso e con il cazzo di oltre venti centimetri possa farti impazzire di piacere?” “Lo sai che le dimensioni non contano” “So che conta che ci amiamo e ci divertiamo insieme. E so anche che se c’è un adone di colore tu saresti al settimo cielo” “Come fai ad esserne così sicuro?” “Vedo la tua faccia quando in discoteca ci sono i cubisti di colore” “Ma cosa c’entra…” “Dimmi di sì e non te ne pentirai” “Invita questo tuo amico a cena, poi vediamo. Ma non mi costringere a fare niente” “Non lo farei mai” Invitammo un mio amico, Jordan. L’avevo conosciuto all’università e per un periodo ci eravamo ritrovati a lavorare insieme a Milano. Dato che già ci conoscevamo e ci stavamo simpatici, decidemmo di cercare una casa insieme. Nei due anni da coinquilini stringemmo un rapporto quasi fraterno. Fu una sera in particolare a legarci completamente. Ma questo lo racconterò la prossima volta. La serata a ...
... tre a cui avevo pensato era un regalo ad entrambi: alla mia fidanzata, perché sapevo quanto il sesso in gruppo fosse un suo desiderio (non troppo nascosto); al mio amico, perché sapevo quanto gli facesse sempre piacere scoparsi una bella ragazza. Ma era un regalo anche per me che avevo avuto sempre la fantasia dell’uomo nero con la mia ragazza. Finalmente ottenni da Roberta il sì, almeno per una cena. Loro due si conoscevano, ma non benissimo. Così passammo la cena in modo del tutto normale, senza nessun accenno erotico. Lui era simpatico, bello e muscoloso. Non c’era motivo per lei di rifiutarlo. Quando sparecchiammo ne approfittai per avvicinarmi a Roberta e sussurrarle all’orecchio: “Vi lascio un po’ da soli?”. “No!”, rispose subito lei, “devi esserci anche tu”. Andammo a sederci sul divano con un amaro da sorseggiare. Iniziai a toccare Roberta per scaldare l’atmosfera. Poi improvvisamente esclamai: “Sai che ha un piercing sul capezzolo?”. “Bello, mi piacciono i piercing”, rispose lui. Roberta arrossì. “Ce lo fai vedere?”, chiesi. Lei non rispose, ma dopo qualche secondo sbottonò la camicetta e la aprì. Poi spostò il reggiseno e mostrò il capezzolo con il piercing. “Vieni a vedere”, dissi a Jordan. Lui si avvicinò e disse: “Bel piercing, e anche bel seno, se posso permettermi”. Lei sorrise e ringraziò per il complimento. “E tu non hai piercing?”, gli chiese lei. “No. Ho un paio di tatuaggi qua e là”. “Dovresti farceli vedere”, dissi io. Si tolse la maglietta ...