1. Dopo la discoteca


    Data: 21/09/2020, Categorie: Etero Autore: AnonimaMisteriosa

    È sempre facile raccattare un ragazzo in una discoteca, ma, trovarne uno particolarmente bello e dotato è sempre un'impresa. Rimasi quindi piacevolmente stupita quando, entrando dalla porta del mio appartamento, Gabriele non si fece attendere e mi sbatté contro il muro, facendomi sentire tutta la sua presenza. L'avevo conosciuto fuori dal locale solo mezz'ora prima, ma era chiaro ad entrambi che non volevamo altro che divorarci la pelle e l'anima, se possibile. Nella camicia bianca, i muscoli erano ben visibili e toccarli con le mie lunghe dita era una pura gioia. Ma non voleva essere toccato, e con un rapido gesto mi immobilizzò. Dopo avermi fissata per un istante con i grandi e bramosi occhi di ghiaccio, tenendomi le mani alte sopra la testa contro il muro, senza dire una parola, Gabriele si avventò vorace sulle mie labbra, esplorando con la lingua calda e morbida la mia bocca. Iniziai a gemere di piacere. Avevo bevuto molto champagne e la testa mi girava piacevolmente, eliminando qualsiasi freno inibitorio. Facendo forza, riuscii a liberarmi dalla sua stretta e a passargli le mani tra i capelli mori, tirandoli indietro, cercando di prendere il comando ed insinuare la mia lingua decisa nella sua bocca profumata. Baciava come un Dio, e volevo solamente sentire la sua lingua su ogni centimetro del mio corpo. Senza staccare le labbra con i respiri sincronizzati ed acceleratati, iniziai a spogliarlo, slacciandogli frenetica i bottoni della camicia, liberando il corpo statuario ...
    ... che racchiudeva. Mi fermai con il fiato corto ad ammirarlo, toccandolo lievemente, caldo sotto le mie mani fredde. Lo sentii rabbrividire e lo vidi mordersi il labbro gonfio. Sorrisi nella luce tenue del corridoio, abbassando lo sguardo sulla protuberanza dei suoi jeans, così sporgente e ricca di promesse. Era in attesa ora, sicuramente si aspettava che lo spompinassi lì, ma lo volevo nel mio letto, non ero solita a fare quello che volevano gli uomini quando lo volevano. Risi maliziosa. - Vieni con me - gli dissi soave, guidandolo attraverso la casa, sculettando sui tacchi alti, i piedi che mi dolevano. - Hai un culo da urlo... - e avvertii la sua presenza dietro di me, le sue mani che cercavano di insinuarsi sotto il mio vestito aderente, cercando di liberarmi. Incontrò solo gli autoreggenti. Risi di nuovo, girandomi verso di lui con un ghigno. - Quanta fretta... entra.- e aprii la porta della mia camera, il letto a baldacchino al centro della camera, di fronte ad una parete di specchi. Mi avvicinai di nuovo per baciarlo e per spingerlo con decisione sul letto. Mi guardò stupito e voglioso, anche a lui quella sera era andata particolarmente bene. Ora avremmo fatto a modo mio. Feci un basso indietro, liberandomi dai tacchi infernali, per poi abbassarmi a 90 molto lentamente per prenderli e metterli a ridosso dello specchio. Sentii i suoi occhi sul mio culo, e sulle mie gambe, fasciate da autoreggenti neri, i miei preferiti. Comodi e veloci per legare qualcuno. Senza girarmi, ...
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