1. Oblivion


    Data: 29/09/2020, Categorie: Etero Autore: Occhiverdeoliva

    Il cuore questa sera corre più dei miei piedi. Scendo di fretta la ripida discesa del caffè letterario, aspettando solo di girare l'angolo e scovare i suoi riccioli tra un mare di allievi. Nonostante l'aspetto, la sua bellezza imperfetta mi accorcia il respiro. Saluto velocemente Patrizia in cassa, e dopo essermi tolta un decisamente poco attraente cappotto, mi avvio verso la sala a vetri dove stà facendo lezione con lei, l'incubus che il gossip chiacchera come nuova fiamma. Mi scuso con l'Universo per aver peccato di gelosia e giro l'angolo per il bagno, dopo esser stata accarezzata da una sua rapidissima occhiata. Occhi marroni, profondi, incrociano i miei. Il cuore salta un battito. Mi fermo davanti allo specchio, ed osservo le mie iridi. Verde oliva. Semplici e piene di significato. Mi chino, inarcando la schiena e puntando un piede a terra: il mio corpo disegna un meraviglioso arabesco, dalla rotondità delle natiche ai boccoli sulle spalle. Se ci fosse un uomo, non perderebbe un secondo per osservare il triangolino bianco evaso dalla gonna. Sfilo il rossetto dalla tasca. Mentre passo il pennello sulle labbra, passo la punta della lingua tra i denti con finta noncuranza, pensando a quanto uno possa eccitarsi nell'immaginarla arrotolata sulla sua cappella. Vorrei rovinare la perfezione di questa bocca di rosa sui suoi slip. Stò passando il lucido, quando un nuovo profumo si aggiunge nella stanza. Sudore. Traccio un piccolo arco con lo sguardo fino alla porta, ed oltre ...
    ... lo spiraglio, in un campo di penombra, una linea di luce lo illumina. Paco è in piedi, nascosto nella privacy del corridoio, con la maniglia in una mano e la bocca aperta in una vocale di stupore. Non entra? Mi guarda rapito, chissà se si è accorto che l'ho notato. Vuole spiarmi? Va bene, sia il gioco allora. Richiudo il rossetto e penso ai capelli. Li raccolgo nel mio consueto chignon, per togliere tutto il bello dell'immaginazione e lasciare la schiena libera dalla carezza dei miei ricci. Alzo le braccia, giro la vita. L'abito ha una profondissima scollatura sulla schiena. Mi giro, e mi diverto a vedere le ombre tra i muscoli contratti. Memènto per me: ricordarsi di dare una sostanziosa mancia alla sarta. Lui è sempre lì, col petto aperto e dilatato. Non parla e mi osserva. Si fa serio. Parlami, dì qualcosa! Nulla: resta incantato dal mio sortilegio. Quant'è passato? Dimmi quale parte di me ti fa mancare l'aria. Mi eccita questa stàsi, ma vorrei... Faccio un passo indietro per recuperare l'uscita verso di lui, ma con due passi è già dentro l'ombra. Lentamente prendo il corridoio, e lo trovo lì, tra le braccia di quel demone assatanato della sua muher. Sbuffo. Individuo facilmente Tonino. Fra un mucchio di uomini sciatti e ripuliti alla meno peggio, lui è quello con i capelli sempre lucidi di brillantina. Impeccabile nel suo abito anni '40, mi saluta con un bacio sulla guancia. Perde poco tempo, e alle prime note di Calò è già in pista senza nemmeno cambiarsi le scarpe. ...
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