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Ricordi di pivello. 01. tutto iniziò sul bus
Data: 15/10/2020, Categorie: Prime Esperienze Autore: pierpatty6151
Una tappa fondamentale della mia vita sessuale di un adolescente è il passaggio dalle Medie al Liceo. Ed è successo anche a me. All'epoca vivevo in un paesino della prima collina, distante una quarantina di chilometri dalla città, nella quale c'era la scuola che desideravo frequentare. Per raggiungerla dovevo prendere due mezzi: la corriera, nel buio dell'invernale alba, per raggiungere la città, e dopo un bus per attraversarla. E' stata dura abituarsi alle alzatacce nella fredda brina, per affrontare gli affollati mezzi. Ripensando al mio primo anno di studente-pendolare mi vedo bambinetto timido e inesperto gettato nella folla con l'unico suggerimento "nuota o anneghi". Nuota nelle "spinte" degli zainetti, sopravivi negli infagottanti capotti, cresci ammirando le ragazzine, difenditi da bulletti. Nonostante tutto, i viaggi erano impregnati di quella gioiosa incoscienza che rallegra anche le più disagevoli situazioni, creando amicizie vere, che durano ancora adesso, anche se siamo tutti sparpagliati per il mondo. Col passare dei mesi, per l'abitudine, o per l'arrivo della primavera, i viaggi diventavano sempre più un piacevole appuntamento giornaliero. Le temperature diventavano più gradevoli, permettendo alle giovani donne di esibirsi con leggere gonnelline, e maglioncini sempre troppo corti e scollati, che risaltano i promettenti seni. Un po' per la calca, e molto per giovanile incoscienza, il viaggio si trasformava in un "involontario" corpo a corpo. ...
... O con un caldo sodo culino che accettava l'involontaria mano del distratto giovincello. O con un sodo seno piantato nelle scapole, che regalava piacevole calore. All'epoca potevo solo presupporlo, ma oggi ne sono certo: le involontarie mani morte, che facevano tanto incazzare le ragazzine, spesso erano ricercate da tutti. E i miei ormoni giravano a mille, e dovevo combattere con il mio cazzo che s'ingrandiva spudoratamente. Poteva accadere che attraenti signore si ritrovassero coinvolte nel gioco delle involontarie carezze. A questo proposito ricordo quel giorno, del terzo anno di liceo, in cui vidi salire sul bus Anna. Grande amica di mia madre; all'epoca era una donna sulla quarantina, fisicamente ben proporzionata, e sempre avvolta con vestiti che risaltavano sia il suo proporzionato culo, sia le prorompenti tette. Aveva un visino sempre ben truccato, sempre sorridente e disponibile. Mi vede, sorride, e forando la calca si avvicina. Ci salutiamo. Mi chiede se ho visto suo figlio Antonio, mio grande amico e coetaneo. Glielo indico, sta chiacchierando amichevolmente con una bionda ragazza. Lei sorride serena e si sistema vicino a me, chiacchieriamo delle solite cose riempitive del tempo. Situazione scuola, amicizie, fidanzatine varie. La chiacchierata va avanti tranquillamente. Mentre il bus viaggia, si ferma e riparte. Una fermata più brusca di altre, fa perdere l'equilibrio ad Anna, e mi ritrovo il suo corpo appiccicato al mio. Caspiterina che seni sodi. ...