1. Ricordi di pivello. 01. tutto iniziò sul bus


    Data: 15/10/2020, Categorie: Prime Esperienze Autore: pierpatty6151

    ... mia piacevole esplorazione. Infilo le dita sotto le mutandine e scopro la pelosa protezione della figa. Il mio sogno è finalmente nelle mie mani: una vera figa. Maldestramente esploro quella meravigliosa foresta cercando la fonte del piacere. Non so bene che fare, e seguo solo il giovanile inesperto istinto.
    
    Siamo in piedi, in equilibrio precario, ma continuiamo ad accarezzarci.
    
    Lei esperta continua a segarmi a velocità variabile, mi fa alzare il piacere, e subito dopo rallenta per prolungarlo.
    
    Io continuo a ravanare la sua figa, trovo il centro del piacere. Scopro la sua morbidezza, è bagnata di uno sconosciuto liquido appiccicoso. Mi piace accarezzare le sue grandi labbra che si allargano invitandomi a scivolare dentro di lei. Entro in lei, la sensazione è unica e indescrivibile, ma violentemente si ripercuote sul mio cazzo, che vibra nella sua mano.
    
    I sopiti sospiri e il profumo del sesso riempiono lo ingessino. Sento il cazzo diventare duro duro, vibra, non resisto più. Lei se ne accorge e fa apparire un fazzolettino appena in tempo per riempirlo con la mia lunga e violenta sborrata. Soddisfatta, mi guarda godere. Ed io rimango immobile ancora con la mano nella sua figa.
    
    Delicatamente toglie la mia mano, sostituendola con la sua. Intuisco che si sta masturbando. A occhi chiusi, e con un lungo sospiro gode anche lei.
    
    Con la mano ancora infilata nelle mutandine, mi osserva con un ...
    ... sorriso dubbioso, che diventa felice al passare dei secondi.
    
    Ho le gambe che tremano, sono un misto di felicità e timore. Ho ancora con il cazzo duro e fuori, rimango in silenzio. Non so che dire. Non so che fare.
    
    Lei accarezzandolo dolcemente mi dice " Rimetti dentro questo splendore. Può arrivare qualcuno" . E scoppia a ridere.
    
    Obbedisco, rimettendomi in ordine, seguito da lei che si sistema i vestiti.
    
    Io sono tutto rimbecillito. Fortuna vuole che Anna mi risvegli dicendomi:
    
    Ok ora devo andare. Antonio sarà già a casa...Mi raccomando non parlare con nessuno di quello che abbiamo fatto
    
    " Sarò muto più di un pesce"
    
    Riprende le borse ed esce.
    
    Rimango solo, stralunato, felice della mia avventura. Mi stendo sul divano. E mi addormento.
    
    Nel pomeriggio mi sveglia mia madre, è preoccupata vedendomi mi chiede:
    
    " Che ti succede?...stai male?...hai la febbre? "
    
    " No mamma sono solamente stanco, non è successo nulla "
    
    " Almeno hai mangiato? "
    
    " Non ho mangiato nulla e ho fame "
    
    " Alzati che preparo qualcosa "
    
    E si dirige in cucina. Ed io a malavoglia mi alzo e la seguo.
    
    Nelle successive settimane, segandomi nella mia solitaria cameretta, fantasticai spesso su Anna. Che frequentava regolarmente casa mia. Purtroppo, oltre ad alcune occhiate o frasi d'intesa, non capitò l'occasione giusta. Avrei dovuto aspettare fino all'inverno successivo, quando tutti andammo a sciare.
    
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