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The girl who sold the world. -pt1.
Data: 20/10/2020, Categorie: pulp, Autore: Sybelle.
Piccola, doverosa premessa (volevo usare digressione, che fa tanto cervellona, ma poi mi son resa conto che non è il caso): È un work in progress. Io per prima (tanto per cambiare) non so come o in che direzione si evolverà. Sono TUTTE situazioni frutto di fantasia. Malata, ma fantasia. È la rivisitazione di un racconto iniziato una vita fa, su un'altra piattaforma. Farà storcere il naso l'assenza, in questa prima parte, di coinvolgimenti della sfera sessuale. Vi faccio risparmiare tempo, se cercate quelli. ------------------------ L'odore che accoglie, quando si entra in determinati posti, rivela molto più di quanto potrebbero farlo l'arredamento, le decorazioni, i suoni. Croce del Sud. Un nome evocativo per un bar, per chi nasce in questo emisfero. Qualcosa che si sa che c'è ma che difficilmente si è visto. Ecco, l'odore che l'ha avvolta, fin dal primo ingresso, è stato qualcosa di simile. L'odore di un tempo che si sa per certo ci sia stato ma che non si è mai vissuto. Odore di nicotina sulle dita, di carta di quotidiani, di mobili antichi. Non vecchi, antichi. Con ogni probabilità lo sgabello su cui siede di solito, a fine giornata, ha il doppio dei suoi anni. Eppure, tutto questo, non l'ha mai fatta sentire fuori luogo. Al biliardo all'angolo più lontano, due figure giocano in silenzio, come tutte le sere. Non le ha mai sentite parlare, neppure per segnare il punteggio. Giocano, pagano, se ne vanno. Non le ha mai guardate a lungo e, di sicuro, non avrebbe iniziato ...
... oggi, non dopo una giornata del genere. Alle pareti vecchie stampe pubblicitarie e due mappe della città. Una città che ormai non c'è più da un pezzo. Si è sempre chiesta chi, al giorno d'oggi, potrebbe anche solo prendere in considerazione l'idea di consultare una mappa. È impossibile perdersi. A delimitare lo spazio destinato ai clienti, il bancone. Una struttura in legno di noce che, malgrado i segni del tempo, malgrado l'usura, risulta esser tenuta in uno stato più che decoroso. Non le incute reverenza, ma rispetto si. A volte, seduta su quello sgabello, si è sentita come Jack Torrance al bar dell'Overlook, però senza una famiglia da voler sterminare. Senza una famiglia. Sveglia-lavoro-casa-ricomincia che, sempre più spesso, si trasforma in lavoro-lavoro-casa-lavoro. Senza sveglia. Seduta, i gomiti posati sul piano di legno e le dita intrecciate sotto il mento a regger il capo, risponde al silenzioso cenno di saluto dell'uomo che si trova dall'altro lato del bancone. Ancora oggi, non è riuscita ad inquadrarlo con precisione. Cinquanta? Quaranta? Duecento? Ai suoi occhi è una di quelle persone la cui età non solo non è decifrabile, ma non è rilevante. Per un lungo periodo, un periodo che a lei sembra ancora più lungo, il silenzio è rotto solo dal suono delle palle numerate del biliardo che picchiano, dopo aver rotolato in silenzio, contro altre sfere. È sempre stato surreale, questo aspetto di questo posto. Silenzio, pace. La divisa, l'espressione seria mentre lucida con il ...