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Sole di Maggio
Data: 19/11/2020, Categorie: Sentimentali Autore: CLAUDIO TOSCANI
... sempre realizzati con stoffa pregiata. Dietro i figuranti, tirati da vacche bianche, sfilavano i carri agricoli sui quali uomini e donne, vestiti da mezzadri del primo novecento, distribuivano ricche porzioni di dolciumi caserecci e vinsanto. Così i lignanesi sfilavano sul loro borgo tra drappi di stoffa gialla che penzolavano dai davanzali delle finestre, e mazzi di fiori di ginestra appesi sopra ogni porta e serranda. Di sera, a Lignano al Piano, si svolgeva la “partitissima” per contendersi il “Trofeo Sommo”, modello bronzeo della vecchia fortezza. La squadra vincente avrebbe conquistato il diritto di custodirlo nella propria sede sociale fino alla successiva disfida. Infine la Maggiolona terminava con lo spettacolo pirotecnico. Ora spendiamo due parole per descrivere lo stradone che collegava il piano col monte. Era uno spazioso viale alberato, in dolce salita, fatto di lunghi rettilinei e ampi tornanti. Per i lignanesi rappresentava la strada della passeggiata serale estiva. Siccome il luogo si era prestato, negli ultimi tempi, ad attività ambigue, i lignanesi avevano organizzato petizioni per sollecitare il Municipio affinché aumentasse l’illuminazione e fosse rafforzata la vigilanza. Le iniziative si erano protratte con infiammate riunioni fino a che le autorità avevano provveduto e l’offensiva delle attività ambigue era stata respinta. Il gelato Silvia e Mauro superarono un arco sul quale spiccava uno stemma consunto dal tempo. Entrarono in un borgo lastricato ...
... d’arenaria sul quale correvano antiche case mantenute nella loro storicità. «Silvia, questo posto è incantevole. Là c’è un parcheggio. Fermati. Voglio osservare quello scorcio.» Mauro si mise a osservare il frontale di una chiesina romanica, col rosone che sovrastava il portale e si affacciava su una piazzetta al cui centro spiccava un pozzo con spallette d’antica fattura. Dinanzi la chiesa dominava un palazzotto medioevale con una scala esterna, coperta da un loggiato ad archi. Proseguirono per vicoli e anditi incontrando soltanto una coppia anziana che camminava guardinga per non inciampare sulle irregolarità del lastricato e un ragazzo con un gambaletto di gesso che si sosteneva alle stampelle. Raggiunsero un ampio piazzale in fondo al quale s’innalzavano grandi chiome di tiglio. «Questo è il Terrazzone», gli spiegò Silvia. «È la vecchia piazza d’armi dove si adunavano gli armigeri. Laggiù si vede il panorama della valle.» Il bar-gelateria, che dava su un angolo della piazza, era quasi deserto. Ai tavoli esterni un uomo di mezza età conversava con una giovane donna indaffarata a non far colare il gelato sugli abiti di due bambine somiglianti come gocce d’acqua. Il barista, un tipo sulla quarantina, con capelli ricciuti che gli lambivano le spalle, allargò le braccia in segno d’ammirazione ed esclamò: «Silvia, ogni volta che ti rivedo mi sembri più splendida! Spedirò la domanda per te se non ti deciderai a iscriverti al concorso per Miss Italia. Sbaraglieresti tutte soltanto col ...