1. Sole di Maggio


    Data: 19/11/2020, Categorie: Sentimentali Autore: CLAUDIO TOSCANI

    ... metà, accostando la bocca alla sua. L’anziana maestra Gettarono i coni, intrisi di gelato colaticcio, in un cestino dei rifiuti e si lavarono le mani a una fontanella. Poi si appoggiarono al parapetto del bastione per ammirare il panorama della valle. Le chiome degli alberi attenuavano il chiarore proveniente dai lampioni del piazzale, cosicché le luci che punteggiavano la vallata avevano quel brillio tipico delle stelle e davano l’impressione che il cielo si specchiasse sulla Terra. Dallo stadio giungevano fin lassù le grida attutite dei tifosi lignanesi. Le trasportava un tiepido scirocco che addolciva la sera e spandeva per l’aria l’inebriante profumo dei fiori di tiglio precocemente sbocciati. A ponente, sul filo dell’orizzonte, insisteva un rimasuglio di chiarore crepuscolare. Tra una pianta e l’altra lo spazio era arredato con due panchine, segno evidente che quel luogo era molto frequentato. Silvia e Mauro si erano appena avviati lungo il parapetto, quando udirono un brusio d’anziane voci femminili. Intravidero tre sagome sedute su una panchina. «Buona sera, signora Gina.» L’anziana, alla quale Silvia si era rivolta, rispose con voce tremula: «Buona sera. Mi scusi ma qui c’è poca luce e la vista comincia a farmi cilecca anche con gli occhiali.» Silvia lasciò Mauro accanto al parapetto e si avvicinò. «Signora Gina, ora mi riconosce?» «Cocchina, scusami. Non riesco a vederti bene.» «È la nipote del povero Nanni e della povera Lina», disse la donna che gli sedeva ...
    ... accanto, «la figliola mezzana di Tiziana.» «Silvia?» «Sono io signora Gina.» Quella donna era stata dirimpettaia dei nonni e n’era passato di tempo da che l’aveva vista l’ultima volta. L’anziana poggiò la mano sullo schienale della panchina per aiutarsi a mettersi in piedi ma Silvia si chinò per impedirglielo. «State comoda signora Gina», le disse posandole la mano sulla spalla. «Ora ti riconosco.» La fronte ossuta dell’anziana si raggrinzò in file parallele di rughe profonde. «Silvia, tutto bene in famiglia?» «Sì. Voi?» «Diciamo di sì ma gli anni cominciano a essere troppi e la vecchiaia riduce rinsecchiti al pari di rami morti, come se la terra volesse riprendersi tutta la linfa che ti ha prestato in gioventù. Il novembre prossimo ne compirò novanta.» «Però vi vedo ancora in forma.» Silvia le strinse la mano ossuta. «So che ora abitate con la vostra figliola Loredana.» «Dopo la morte di mio marito non potevo più rimanere sola.» «Mi è spiaciuto tanto, quando l’ho saputo signora Gina.» «Così è la vita, Silvia. Oggi ci siamo e domani… sia fatta la volontà del Signore. Ci andate sempre nella casa dei tuoi nonni?» «Quasi tutte le domeniche. L’abbiamo fatta anche ristrutturare.» «Quanto ci stavo volentieri laggiù», seguitò la Gina con un tono vacillante, venato di rimpianto. «Mi fa piacere sapere che voi continuiate ad abitarla. Io esco sempre meno di casa, purtroppo; una volta l’artrosi, un’altra il cuore che traballa. Mi faccio compagnia con la televisione ma anche quella devo vederla ...
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