-
Sole di Maggio
Data: 19/11/2020, Categorie: Sentimentali Autore: CLAUDIO TOSCANI
... col contagocce per via della vista. «Stasera i miei sono andati a vedere la partita e siccome mi sentivo bene, sono uscita con le mie vicine a fare quattro passi. Sei qui per vedere i fuochi, Silvia?» «Sì signora Gina.» «Ho piacere che tu sia rimasta affezionata alle tradizioni paesane. Correvi con i tuoi fratelli intorno a questi alberi e la vostra mamma non vi perdeva d’occhio per timore che vi sporgessi dal parapetto. Rammento tutto dei fatti lontani e più sono indietro nel tempo, più ricordo i particolari, perfino molti nomi dei bambini cui ho fatto scuola ma non quel che mi è capitato la settimana scorsa. Forse il buon Dio vuole prepararci a lasciare la vita terrena facendoci il dono di rammentare soltanto la nostra giovinezza.» Silvia sentì, nella mano della vecchia, la tensione dei tendini a fior di pelle. Gliela strinse come a volerle trasmettere un po’ della sua energia. «Questo giovanotto chi è? Tuo fratello? Lorenzo, avvicinati, fatti vedere meglio.» «È Mauro, il mio fidanzato.» «Gesù, ti tenevo in braccio ieri.» «Quanto vorrei tornare a diciotto anni», commentò una delle donne anziane. «Tra un bombardamento e l’altro andavo scalza per i campi a cercare qualche frutto da mangiare e le stoppie neanche le sentivo.» Mauro si approssimò per porgere la mano e la Gina gliela trattenne accanto a quella di Silvia. «Lo sai Mauro? Da piccola, Silvia, era così bellina che l’avrei mangiata dai baci e i giochi che le piacevano le stimolavano la pipì. Una volta cadde sulla ...
... ghiaia del cortile e si spellò un ginocchio, sicché mio marito dovette portarla in casa per disinfettarglielo. Siccome per le scale strillava che pareva la sirena dei pompieri, mio marito gli inventò che il ginocchio le doleva perché saliva dalla parte sbagliata. Gli spiegò che quando lui si faceva la bua, saliva le scale dall’altra parte e il dolore gli passava. Silvia fece come gli disse il mio Tonino e quando lui le domandò se sentisse ancora dolore, lei tirò su i mocci e rispose: “Nnnzzz”!» «Non sarà vero, Silvia!» esclamò Mauro ridendo. Lei annuì obbligandosi a non battere le ciglia per trattenere le lacrime.» «Se la sua mamma non gli dava il gelato, perché ne aveva già mangiato troppo, prendeva certe bizze. Ti spiace se rammento queste cose, Silvia?» «Non vi preoccupate signora Gina.» Rievocare momenti sereni diede un po’ di vigore alla voce della vecchia. «E quant’era curiosa. Si faceva accompagnare da sua sorella sotto un pino che cresceva in fondo al mio orto per guardare i bruchi, quelli pelosi che formano lunghe file e irritano come l’ortica se li tocchi. «Le chiocciole», proseguì la Gina «le chiamava cicciole. Le metteva sul dorso della manina e attendeva che venissero fuori del guscio. Le avevo insegnato a canticchiare una canzoncina. La ricordi Silvia?» «Cicciolina, cicciolina tira fuori le cornina perché voglio mirare come sei bellina», disse lei col groppo in gola. «Quando le chiocciole uscivano dal guscio», proseguì la Gina, «Silvia rimaneva incantata a osservarle ...