1. Sole di Maggio


    Data: 19/11/2020, Categorie: Sentimentali Autore: CLAUDIO TOSCANI

    ... cose?» «Me ne ha parlato lei, oggi, dopo essersi scusata per l’equivoco. Lo ricordi quel fatto?» «Altroché! Che altro ti ha raccontato di me?» «Che portavi appresso sempre lo stesso giocattolo.» «Era uno di quei robottini spaziali tipo Goldrake.» «Preferivi i robot alle bambole?» «Quelle le detestavo.» «Pure mia sorella. Aveva il terrore che cominciassero a muoversi senza che nessuno le toccasse.» Silvia assunse un’espressione stupita. «Avevo questa paura Anch’io. Temevo che le bambole si aggrappassero alle coperte e di vedere le loro faccine comparire dal bordo del letto e strisciare verso di me. Ho sempre pensato fosse soltanto mia quella fobia. Non puoi immaginare quanto mi conforti sapere che altri ne abbiano sofferto. Chissà da quale grinza della mente nasceranno certe paure.» «Fortissimo quel che hai detto: la grinza della mente. Dà l’idea di qualcosa che bisogna stirare se si vuole tentare di capirci qualcosa. «Mi è venuto di dirlo a caso ma ora lasciamo agli psicanalisti la missione di fare gli speleologi dell’inconscio e dimmi: che altro ti ha rivelato di me quella chiacchierona dell’Erminia?». «Un’altra cosa ma non te la posso riferire.» «Mauro dimmela!» «Mi ha riferito quanto fossi pisciona, come la maestra Gina.» «Oh cribbio! Che altro sai della mia infanzia?» «Che ti divertivi a fare l’autopsia ai giocattoli.» Questo può avertelo detto soltanto mio padre.» Mauro avvertiva quanto piacere Silvia provasse a scoprire che di lei sapesse tante cose e quanto, ora, ...
    ... quello stesso piacere riuscisse a rimetterle in un angolo della memoria il brutto ricordo del coniglio. «Avrò il rammarico di aver perso vent’anni della tua vita», le sussurrò. «Mauro smettila o piango.» Fu quell’atmosfera di confidenza a guidargli la mano nel punto in cui la gonna lasciava scoperte le gambe di Silvia. L’accenno di sorriso con il quale lei accolse il gesto gli esprimeva intesa. Le sue dita avvertirono la freschezza dei vent’anni quando s’insinuarono tra la morbida carne nell’incavo delle cosce. S’impose di non darsi fretta a risalire quelle gambe affusolate per bearsi di centellinare la loro vellutata levigatezza. Seguì un bacio convulso nel quale i denti di entrambi si urtarono, le lingue duellarono per contendersi lo spazio, un bacio che divenne calmo, a poco a poco, fino a divenire esplorazione reciproca degli angoli più reconditi delle loro bocche. Silvia divaricò un po’ le gambe per fargli intendere che avrebbe potuto osare. Avvertì la mano di Mauro risalirle le cosce lentamente, indugiando ad accarezzarle, palparle con leggerezza, poi risalire fino a posarsi sulle mutandine. Nonostante l’emozione riuscì a sussurrargli un monito. «Accontentati di queste o non sarà mia nonna a prendere la scopa ma io il matterello.» Lui smorzò un risolino accostandole la bocca ai capelli e fu come se il tepore di quella pelle levigata, dalle dita gli salisse al volto. Avvertì il soffice vello oltre il tessuto sottile delle mutandine. «Mauro stai arrossendo?» «Non saprei.» «Io ...
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