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Sole di Maggio
Data: 19/11/2020, Categorie: Sentimentali Autore: CLAUDIO TOSCANI
... lo facciamo.» «A no?» disse sentendoglielo più rigido del manico di uno spazzolone. Questa rigidezza, allora, come la spieghi?» «È naturale» cercò di spiegarle lui. Non posso ordinare alla mia mente di farlo stare buono mentre uno splendore di ragazza come te me lo stringe. È la mente che domina tutto. I nostri genitali non sono che dei terminali; reagiscono agli stimoli erogeni del cervello. Se ti bagni non puoi rimandare indietro i tuoi umori quand’anche avessi intenzione di farlo.» Mauro la guardò negli occhi. Notò quanto lo sguardo di Silvia fosse miscuglio di compiacimento e curiosità. Si portò una mano alla fronte e sollevò gli occhi al cielo come per dire all’Onnipossente quale schietta e sensuale femmina gli avesse fatto conoscere. «Vado bene così?» gli domandò lei iniziando a muovere le dita attorno al pene con un ritmo avvolgente. «Perfetto», rispose Mauro con un sospiro strascicato. «Dove hai imparato?» «C’è bisogno della Laurea per saperlo? gli sussurrò lei all’orecchio. «Fermati Silvia», le disse Mauro quando avvertì che stava per straripare. «Cribbio non starà arrivando qualcuno un’altra volta.» «No ma in questo modo mi sporco tutto. Bisognerebbe avvolgerlo in qualche fazzolettino di carta.» «Stavolta ne ho portati due pacchetti», lo rassicurò Silvia rivolgendogli un malizioso risolino. Fu così che Mauro giunse all’acme avendo il pisello avvolto da un “profilattico” formato da strati di fazzolettini di carta riciclata. Dal grande orologio del palazzo comunale, ...
... lento e solenne, giunse il rintocco dell’una mattutina. Continuarono a vezzeggiarsi fino a che scivolarono in un sonnolento abbandono. Più tardi Mauro fu destato da brividi di freddo. Si alzò in piedi per scrollarsi di dosso il torpore, guardò che ore fossero ed ebbe un gesto di disappunto. «Silvia, svegliati.» «Torna giù e abbracciami», mormorò lei tendendogli le braccia, la voce arrochita dal sonno. «Sento freddo.» «Tirati su invece. Sono le due e venti del mattino.» La aiutò a sollevarsi e rimettersi la giacca. Silvia batté i piedi per dissolvere il formicolio. Si sostenne poggiandogli il mento su una spalla, gli occhi ancora socchiusi. «Devo andare in bagno a rimettermi in sesto e mi scappa la pipì.» Un quarto d’ora dopo, prima che Silvia mettesse in moto la sua auto, Mauro le domandò se la sua presenza fosse stata necessaria alla dimostrazione di quella ormai medesima mattina. «Non è indispensabile. Preferisco tu venga a casa mia stasera. Nel pomeriggio vado a trovare i miei amici down. Ti spiace?» «Perché mai?» rispose Mauro tornando a guardare l’orologio con apprensione. «Abbiamo fatto le tre meno dieci. Vai Silvia.» «Salutami i tuoi Mauro.» «Pure tu. Non correre e non dare passaggi.» «Fossi matta.» Prima che partisse Mauro posò la mano sul tetto dell’auto con la stessa delicatezza che avrebbe usato se le avesse accarezzato il viso. Certo che Silvia lo avrebbe guardato dallo specchietto retrovisore accennò un saluto. Vide accendersi gli stop e la macchina tornare in ...