1. Sole di Maggio


    Data: 19/11/2020, Categorie: Sentimentali Autore: CLAUDIO TOSCANI

    ... come avrebbe intenzione di fare lei.» «A cosa si riferisce Architetto?» reagì il consigliere. «Alla mozione presentata in Consiglio Provinciale dal presidente della commissione per l’agricoltura, cioè lei, con la quale avete preso atto, all’unanimità, dell’importanza di rilanciare le opere irrigue contenute nel vecchio programma EIRI, non realizzate. Come la diga in Valcorniola, tanto per intenderci.» «Finalmente c’è arrivato.» «Siamo qui apposta.» «Architetto Ridolfi, non capisco perché vi ostiniate a voler impedire la costruzione di un’opera pubblica di quell’importanza. Per la nostra provincia significherebbe un investimento di milioni d’euro, forte indotto economico e un’altra riserva idrica. E la possibilità di costruire una centrale idroelettrica e farla funzionare con l’acqua dell’invaso, dove la mette? Sarebbe energia pulita e rinnovabile.» «Guarda caso, a Montescuro, dove il bacino è alimentato da un corso d’acqua più grande del Rio Maestro», replicò Fabrizio «la centrale non è stata realizzata, però hanno costruito condotti per convogliare quell’acqua in ogni dove, escluso Sanfabiano che sarebbe dovuto essere stato il primo centro urbano a goderne.» «L’acqua è un bene che appartiene a tutti e dobbiamo distribuirla solidalmente secondo le necessità. C’è una legge che lo stabilisce.» «Così, per solidarietà, si toglie acqua a un bacino imbrifero che ha una piovosità media annua scarsa e s’invia in altre zone in cui le piogge sono più abbondanti. Vi pare un ...
    ... comportamento che si conformi ai principi di comunanza? Credo ci sia invece una corsa ad accaparrarsi la gestione dell’acqua e quella legge è divenuta il pretesto per raggiungere lo scopo.» «Vuole sapere come la penso veramente, architetto?» reagì innervosito il consigliere, trasformando la contesa in diverbio. «State tentando di sabotare un grande progetto per salvare quattro cerri e tre granchi. Che siate o no per l’agricoltura transgenica voi ambientalisti siete tutti disfattisti.» Fabrizio contrasse i muscoli, strinse le mani a pugno e ribatté, aspro: «I veri disfattisti, siete voi.» «E lei, architetto, sputa nel piatto in cui mangia.» «Io non ho mai mangiato in quel piatto che intendi», ringhiò Fabrizio avventandosi contro il consigliere ma due robuste braccia lo trattennero. «Calmati, Fabry, o ti metti nei guai», lo esortò Stefano. Lui lanciò una torva occhiata all’amministratore mentre questi era strattonato dall’assessore perché si allontanasse. Tese le orecchie per capire quel che ancora borbottasse, infine il suo corpo perse rigidezza. «Fabry, ora ti lascio. Mi prometti di rimanere buono?» «Stai tranquillo Stefano. Accidenti, mi ha fatto uscire dai gangheri quell’ignorante.» «Fabrizio, andiamo a prendere qualcosa al bar», propose Livio prendendo sottobraccio l’amico. «Silvia, vieni anche tu? Ti offro il gelato. Devo ancora farmi perdonare.» «Fabry, sto bene così. Corro a chiamarvi se nel frattempo giungono i giornalisti.» «Pace, Silvia?» Lei scrutò Fabrizio con un’espressione ...
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