1. Sole di Maggio


    Data: 19/11/2020, Categorie: Sentimentali Autore: CLAUDIO TOSCANI

    ... Mauro.» «Rossana ti credo.» Lei ebbe l’impulso di abbracciarlo, cercargli la bocca. Mauro socchiuse gli occhi ma nel barlume sanguigno, che le palpebre abbassate lasciavano filtrare, la sua mente materializzò una bambina in tutina rossa. Tra le manine cicciottelle stringeva un ufo robot. «Rossana è troppo tardi», disse facendo uno sforzo immane per abbassare le mani dal suo viso. «Mauro, no!» Rossana ebbe la sensazione che un gatto le graffiasse l’anima. Gli poggiò la fronte sulla spalla e lo colpì sul petto con pugni appena accennati, che avrebbe voluto dare a se stessa con tutta la forza che possedeva. In quel momento si sentì pervadere da un amore tanto intenso per lui come mai aveva provato, un sentimento lacerato dalla sua incapacità di non averlo saputo alimentare. Lo fissò ancora per sperare di cogliere quell’espressione dolce con cui era sempre tornato a guardarla dopo ogni litigio, ma gli occhi di Mauro erano persi sul pavimento. Mauro sperò non si mettesse a piangere perché temeva di non farcela a sopportare di vedere le lacrime rigarle il viso. La vide scostarsi e avvicinare la mano destra all’anello di fidanzamento che le aveva regalato: tre smeraldini incastonati in una veretta d’oro bianco. Rossana sfilò la fedina sforzandosi di farlo con dignità. La ripose sul mobiletto accanto alle foto della ragazza. «Vorrei tenere i ritratti che mi hai fatto e riavere le mie foto.» Lui aprì il primo tiretto della cassettiera e le porse, assieme a un piccolo album, ...
    ... l’immagine che aveva tolto dalla cornice. «Vorrei riavere anche le mie.» «Te le manderò per raccomandata. Non me la sento di tornare qui.» «Rossana, puoi riprendere l’anello, se vuoi.» «Ci soffrirei troppo», rispose lei guardando istintivamente la sua mano sinistra. Quanto le sembrò vuota. Sull’anulare c’era l’impronta che la fedina aveva lasciato sulla pelle. «Ora, Mauro, che faccio? Nemmeno a lavorare vado volentieri.» «Rossana non so che dirti. Sarei cinico se ti suggerissi di trovarti un altro ragazzo.» Lei annuì fissandolo negli occhi. «La colpa è del mio caratteraccio, perciò non rammaricarti troppo per avere fatto la tua scelta. Sei un bravo ragazzo ma devi imparare a essere meno permaloso. Spero che col tempo riesca a soffocare il rimpianto per averti perduto. Tua sorella sarà contenta, finalmente. Non mi ha mai sopportato.» Rossana non aggiunse altro. Uscì dallo studio con passi accorti, quasi non volesse provocare rumori molesti. Scivolò fuori di casa accostando piano la porta alle sue spalle. Vedere il dondolo le cagionò un’aggressione di ricordi. I suoi occhi si velarono di lacrime e la costrinsero ad appoggiarsi al corrimano per scendere i pochi gradini. Tutto, in quel luogo, le causava una struggente nostalgia. Guardò la pianta di giaggiolo che cresceva in un angolo del giardino, con le sue foglie che puntavano al cielo, dure e dritte come sciabole. Il bulbo di quell’iris, che a Mauro piaceva chiamare “giglio della fiorentina” perché si ornava di grandi fiori dal colore ...
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