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Sole di Maggio
Data: 19/11/2020, Categorie: Sentimentali Autore: CLAUDIO TOSCANI
... se si fossero macchiati davanti a quella gente? C’è tua sorella?» «È andata a raccogliere il radicchio sull’orto.» «Corri a chiederle gli assorbenti e un paio di mutandine.» Mauro si precipitò in cerca della sorella e gli chiese, con un tono agitato: «Manu ho bisogno dei tuoi assorbenti e un paio di mutandine.» «Diamine, Mauro, hai cambiato sesso?» «Quale sesso d’Egitto! Sono per Silvia. È in Valcorniola.» «Sola?» «No che non è sola. Te lo spiego strada facendo. Sbrigati a prendere quegli affari. Vado a togliere la macchina dal garage.» Manuela corse trafelata in casa. Incrociò sua madre che le chiese il motivo di tutta quella fretta. «Te lo spiego quando torniamo. Mauro mi sta aspettando. Dobbiamo andare in Valcorniola.» «In Valcorniola? Stavo per buttare giù la pasta.» «Buttala appena ci vedi tornare e apparecchia anche per Silvia.» «Per Silvia? Ora che le faccio da mangiare?” Armonia familiare Silvia e Mauro, dopo avere pranzato frettolosamente, erano tornati in città. Alle sedici e mezzo, dopo aver evitato il rimbrotto con qualche moina, Silvia si era ritirata per prepararsi ad andare a Villa Belvedere. Quand’era ricomparsa indossava pantaloni di colore marrone chiaro e una T-shirt rosa confetto. Suo padre e Mauro stavano conversando in soggiorno. «Ciao babbino.» Gli schioccò un bacio sulla calvizie. «Tra un paio d’ore sarò di ritorno. Ti consegno Mauro ma non annoiarlo raccontandogli dei tempi in cui facevi il rivoluzionario e di quella volta che, col tuo gruppo, ...
... telasti a gambe levate dalla sede del movimento studentesco inseguito da una squadra di studenti di destra.» «Silvia non cercare di schivare che ti rammenti quanto sarebbe meglio se passassi qualche ora in più con tua madre.» «Pure tu.» «Non ci sto abbastanza? Non mi muovo di casa dopo il lavoro e in negozio la vedo da mattina a sera.» «Babbo, in quel modo si sta insieme ma è come se non ci vedessimo. Intendevo tu e lei: soli. Te capì paparino, come dite a Milan?» Silvia si chinò per baciare ancora la pelata del padre. A Mauro quel momento d’affetto tra genitore e figlia parve così intimo che si sentì arrossire. «Fila via, ruffiana. Te vedet minga cuma l’è imbarazzad ul tò murus?» Silvia si avviò alla porta lasciandosi dietro un’invisibile bruma di malizia e mistero. «Ciao nonna. Ciao Ma.» «Spiegami un po’ Silvia», la richiamò il padre «cusa l’è la storia che saremmo scappati dalla sede del movimento studentesco, inseguiti da una squadra di studenti di destra?» «Babbo l’avrai raccontata cento volte.» «Allora la rammenti male perché non è andata così. Sai Mauro? Quel giorno accade che…» A Silvia brillavano gli occhi mentre scendeva le scale. Con l’espediente di raccomandarsi che non esagerasse, aveva attizzato il cane alla salita. Le sembrava di vederlo il suo babbino tutto preso a mettere a fuoco persino i dettagli degli eventi perché, se si presentava l’occasione di rievocare il suo turbolento passato, con persone confidenti, s’immedesimava talmente nei ricordi che sembrava ...