1. Sole di Maggio


    Data: 19/11/2020, Categorie: Sentimentali Autore: CLAUDIO TOSCANI

    ... mano. Si appoggiava alla spalla di Nadia. Era come se vedesse la porta a due ante, che la divideva dal reparto degli uomini, attraverso le lenti di un cannocchiale messo al rovescio. “Sbrigati, Silvia”, le ripeteva Nadia ma lei si sentiva le gambe gravi come macigni. Ad ogni passo era come se dovesse trarre i piedi da una melma risucchiante. Gli infermieri e i dottori andavano e venivano a frotte e assumevano un’espressione commiserante quando le passavano accanto. La fila di camere era infinita. Tutte con la porta spalancata. Ogni letto aveva il suo trespolo col sacchetto ciondolante dei flebo e sopra il letto, volti pallidi e scarniti di donne anziane che le lanciavano disperati sguardi d’aiuto. Nei loro occhi acquosi il desiderio di vivere si accendeva come fuoco di paglia. Ancora la voce di Nadia. “Devo andare, Silvia, non posso più aspettarti.” Vide correre a perdifiato, spalancare il divisorio e scomparire dietro di esso. Seguitò ad avanzare arrancando. Lo raggiunse e passò oltre. Si affannò a guardare a ogni porta aperta. Volti d’uomini e dolore. Vide Nadia dare pugni disperati a un letto vuoto e urlare: “L’hanno portato via, non lo rivedrò più, mai più! È' colpa tua, Silvia. Vattene! Fosse rimasto con Rossana, non gli sarebbe accaduto niente, niente!” Un buffetto sul viso, l’ovattata voce di una giovane donna, si sentì scuotere. «Signorina Silvia, si svegli.» Aprì gli occhi, vide i volti di un’infermiera e della sua compagna di camera sopra il suo. «Silvia mi hai ...
    ... fatto paura. Ti lamentavi, ti agitavi. Ho chiamato l’infermiera.» Lei si tirò a sedere sul letto, ancora scombussolata. «Signorina non è niente», la tranquillizzò l’infermiera «ha fatto solo un brutto sogno.» «Quale sogno?» domandò Silvia stropicciandosi gli occhi. «Che ore sono?» «A minuti porteremo la cena», rispose l’infermiera sorridendole. Minestra di verdure, petto di pollo, carote lesse e mela cotta non erano stati sufficienti a saziarla, sicché aveva dato fondo a una confezione di wafer. «Avresti mangiato l’ospedale se quattro giorni fa non fossi stata moribonda. «Come t’invidio Silvia», disse la sua compagna di camera. «Io non riesco a mandare giù un boccone.» «Monica, sforzati di mangiare almeno la mela cotta.» «Mi viene voglia di vomitare solo a guardarla. Temo mi trovino qualcosa di brutto. Quando me li faranno sapere gli esiti degli esami?» «Non pensare agli esami. Ti vedo più colorita di ieri e domani starai ancora meglio.» Le rimise in ordine il letto e radunò le stoviglie. Poi le sedette accanto e si misero a conversare. «Ha squillato il tuo cellulare mentre dormivi, ma riposavi così bene prima che iniziassi ad agitarti, che non ti ho voluto svegliare.» «Di sicuro era il mio ragazzo», rispose Silvia. Prese il suo telefonino e compose il numero. «Mauro?» «Silvia, ti ho chiamato più di un’ora fa ma non rispondevi. Ti hanno portato a ripetere qualche esame?» «Macché, mi ero addormentata. Tu come stai?» «Ho ancora febbre: trentotto e sette.» «Accipicchia è ancora ...
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