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Sole di Maggio
Data: 19/11/2020, Categorie: Sentimentali Autore: CLAUDIO TOSCANI
... risoluta. «Sei stato proprio tu a dirmi quanto sia sciocca la gelosia retroattiva. Ti rammento che hai fatto molto di più con quella tua paesana.» «Silvia abbassa la voce.» «Invece la alzo quanto mi pare e immagino chi sia stato a riferirtelo.» Silvia si diresse verso il tavolo d’Arturo a lunghe falcate. «Sei stato tu!» gridò incollerita. Intimorito dalla grinta dell’amica, lui rimase interdetto. «Sono stato io a fare cosa?» «Hai capito benissimo a che cosa mi riferisco. Non fare quella faccia da rimbecillito, Bizza.» « Io a Stefano non gliel’avrei chiesto se avessi saputo che tu e quel Sanfabianino là vi eravate messi assieme. Lui era a un passo e ha sentito. Non sono uno spione.» «Ficcanaso sì. E non ti permettere di chiamare Mauro, “quel Sanfabianino là” tantomeno biascicare “che mi sono messa con lui”.» «Non è vero forse?» «Tu hai usato quell’espressione in senso dispregiativo. Ora perché vi state comportando così? Non ho fatto promesse a Stefano. Mai! Lo volete capire stronzi?» Monica stava per aggiungere qualcosa ma la voce tagliente di Silvia la fece desistere. «Monica non t’impicciare.» «Silvia calmati», si raccomandò Franco. «Noi volev…» «Volevate escludermi perché ho rivolto i miei sentimenti verso una persona estranea dal gruppo? Begli amici che ho trovato! Non avrei mai pensato che foste così settari.» Arturo ebbe un ritorno polemico e disse con un sarcastico risolino: «Mentre il cane si gratta la pecora va via.» «Che cosa intendi Bizza?» gli chiese Silvia ...
... stringendo a pugno le mani. Arturo, anziché rispondere, ostentò noncuranza maneggiando squadra e matita. Non aveva terminato di trarre due linee per formare un angolo retto, quando gli giunse la voce tagliente di Silvia. «Allora te lo dico io che cosa abbia voluto significare quella tua allusione: mentre Stefano attendeva fiducioso, io l’ho ingannato. Non è così Bizza?» «Embè, lui non meritava che tu…» Silvia non gli fece terminare la frase e, mentre gli gridava di andare al diavolo lui e tutti i suoi proverbi, afferrò il pannello di paniforte su cui lavorava il gruppo e lo ribaltò con quel che c’era sopra. Asciugandosi gli occhi con un gesto rabbioso raggiunse l’uscio e gridò con voce sdegnata: «Da voi non tornerò più!» Mentre, dal piano di sotto, risuonavano, sull’impiantito della sala, i colpi provocati dal perticone dell’Allegrini, Mauro afferrò il golfino di Silvia, poggiato sullo schienale di una sedia e si affrettò a raggiungerla. La trovò seduta sull’ultimo gradino delle scale, il capo poggiato ai montanti della balaustra. «Qui fa fresco», disse simulando un brivido e sicuramente hai sudato un po’per l’arrabbiatura», le disse coprendole le spalle con la maglia. Le sedette accanto cingendola alla vita con cautela per timore che reagisse bruscamente. «È colpa mia. Scusami.» «Non hai colpa di niente Mauro. Immagino quanto ti abbia turbato quella bugia. Non avrei mai pensato che i sentimenti facessero divenire tutto così complicato.» Rimasero lì anche dopo che l’interruttore ...