1. Due occhi neri


    Data: 02/12/2020, Categorie: Etero Autore: muscoloduro

    Fui rapito da due grandi occhi neri. Due occhi da cerbiatto, messi in evidenza da un lieve cenno di matita nera. Il suo viso snello e pulito si sposava bene con le sue labbra carnose, di color rosa e con quello sguardo malizioso, innocente, da brava ragazza. Era vestita in modo semplice, un paio di calzoncini corti, tipo jeans, che mettevano in risalto un paio di belle gambe, lisce, con qualche puntura d'insetto. Il sedere si poteva solo intuire, si capiva però che aveva un gran bel culo. Un paio di fantasmini color rosa abbracciavano le sue caviglie affusolate, le scarpe erano da ginnastica, bianche. La maglietta a maniche corte, più larga di una taglia rispetto alla sua corporatura, nascondeva un seno provocante, sodo. I capelli lisci, neri, erano raccolti in una improvvisata coda di cavallo bassa.
    
    Il nostro percorso ci obbligava a scontrarci ripetutamente durante quel pomeriggio, e pur mantenendo le rispettive distanze di sicurezza, eravamo entrambi accomunati da quella nostra “missione comune”. Una missione speciale. Continuavamo a sorriderci ogni qual volta i nostri sguardi si incrociavano..... e quel sorriso, per me, fu fatale.
    
    Avevo da poco festeggiato il mio quarantesimo compleanno, sentivo di aver bisogno di dare una svolta alla mia vita piatta e senza un senso. Non riuscivo a trovare uno stimolo per far fronte alle mie giornate, vuote.
    
    Il mio lavoro non mi entusiasmava: ero un funzionario comunale dedito alla stesura di ordinanze comunali sulla viabilità. ...
    ... La palestra cominciava da annoiarmi; anche se avevo raggiunto discreti risultati fisici- si intravedeva la tartaruga sui miei addominali in tiro-. Le serate con gli amici erano diventate pesanti da sopportare. Le uscite avevano le sembianze più di una battuta di caccia che motivo di spensieratezza. La compagnia passata con i quattro vecchi amici mi deprimeva. Erano gli amici di una vita. Era un continuo ritrovarsi seduti, a conclusione della serata, attorno al tavolo del “galaxy bar” e pavoneggiare su chi aveva fottuto di più. Il coglione che non era riuscito a farsi fare nemmeno un pompino, pagava da bere a tutti.
    
    Il sesso era ormai diventato un automatismo: entravo in discoteca e la figa che sosteneva con più veemenza il mio sguardo si trovava sempre a scopare con me o nel bagno della discoteca o nei sedili della mia automobile o sul divano di casa mia. Quella sera, lei, una figa da paura, era appoggiata al lavello dei bagni del “Piper”. Era china e con le gambe aperte. Gli avevo sollevato leggermente la minigonna e scostato di poco il perizoma. in quella posizione stantuffavo , in modo deciso, il mio cazzo, non del tutto in tiro, ma grosso abbastanza da farla gemere, nella sua figa. In quella posizione potevo guardargli il culo mentre il mio uccello, come una spada, si intrufolava energicamente nelle sue viscere. Lo specchio, appeso d'innanzi a noi, poco sopra il lavello, rifletteva il ritmico movimento delle sue tette, che rispondevano all'unisono ai colpi inferti dal ...
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