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Matilde 02-01 - domenica
Data: 20/12/2020, Categorie: Etero Autore: Alex46
... ma anche lui prigioniero delle mutande e dei pantaloni. Riapro gli occhi, fuori non è ancora buio. Lo saluto dolcemente, poso il telefono e a occhi chiusi mi è dolce sapere che tra non molto sarà qua. Anche Debra ci si mette a macinare i miei pensieri. Questo mio essere sdraiata, appagata, mi ricorda il bisogno fisico della loro presenza, di toccarli, di baciarli. Di godere del sorriso timido di lui, della risata di lei. Di stringergli le mani, come se bastasse così poco per non farli andare via o farli tornare. Ci sono giorni in cui Debra mi manca come l’aria, in cui sembra che manchi un motivo per continuare. In cui ti chiedi perché una storia così bella debba essere così sofferta. Questa solitudine, interrotta solo dalla telefonata di venti minuti fa, sembra studiata apposta per costringermi a pensare. Aspetto che passi il tempo, che venga domani. E intanto scrivo il mio dolore e la mia gioia sulla tastiera, continuo a scrivere pensando che un giorno lei leggerà questo scritto, sapendo che parla di lei. Sono triste perché lei non c’è più, perché ci ha abbandonati. Un messaggio in arrivo sul cellulare mi fa sobbalzare. Fosse Debra! Ma non può essere. Al povero Michele dovrò dirlo, non posso accoglierlo così triste senza una ragione. Solo così possiamo essere raggi di sole. Sta arrivando, sta entrando in Milano... ho di ...
... nuovo voglia di accarezzarmi. Accendo la tele per distrarmi, Salvatore Sanzo diventa campione del mondo a Nimes, nel fioretto. Mi stupisco di ritrovarmi con i capezzoli turgidi, mi risdraio sul divano, con un plaid addosso, ma completamente nuda, le mutandine per terra, da tempo lasciate cadere vicino agli orecchini. E quando entra c’è solo lui, lui che si accorge subito di ciò che sto facendo, si china su di me e si gode ogni mio fremito di piacere. Le sue mani frugano tra le mie gambe, si confondono con le mie dita che giocherellano con il clitoride, bagnato e pronto. Sento la sua lingua entrare e uscire, bere il mio piacere del pomeriggio; osservo le mie dita ripetere lo stesso movimento. Divarico le gambe, godendo del momento che stiamo per regalarmi, la sua lingua che stuzzica una voglia crescente, e le mie dita che scompaiono dentro di me. Mi sforzo di non chiudere gli occhi, aumento il ritmo del balletto tra i brividi, poi la testa mi va tutta all’indietro, è il momento finale. Vengo così, in pochi istanti, mentre mi lecca le dita fradice. Penso a quando leggerà quanto ho scritto; a quando saprà ciò che ho fatto e faccio per lui. Penso e ripenso che valga davvero la pena di seguire il sentimento e non la ragione. Questa sera parleremo ancora di Debra. Fuori intanto sono calate finalmente le ombre della notte. .