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L'Elementalista ( 3 di 8 )
Data: 21/12/2020, Categorie: pulp, Autore: Hermann Morr
III La strada che dalla provinciale sale verso Alzara è tutta tornanti, segue docilmente ogni piega del monte battuto dal sole, le reti anti frana sono appena visibili sotto i Rovi carichi di more e le Ginestre che protendono cascate di fiori gialli sull'asfalto consumato. Una sorgente con una vasca intagliata nella roccia annuncia la fine dei tornanti e l'ultima salita che porta alle prime case del paese. C'è uno spiazzo ai piedi della salita, coperto di ghiaia bianca e polvere, come un parcheggio vuoto, e c'è un capanno sul margine dello spiazzo, rialzato, in legno, il lato lungo parallelo alla strada e la porta su quello corto rivolto verso chi arriva da fuori, con una scaletta di alluminio a tre gradini davanti. Nel fondo dello stesso spiazzo da una piccola grotta nel fianco del monte è stato ricavato un bar, senza tavolini fuori. Milo Gladi, che finora abbiamo conosciuto come " Lui " , girava attorno al capanno, visto che il portafoglio era rimasto nell'auto in un altro universo e non avrebbe potuto prendere nulla al bar. Lui lo aveva già visto quel posto, ricordava tutto, anche la prima casa in cima alla salita, a sinistra, simile a una torre quadrata col tetto più largo del corpo, anche le travi inclinate che lo sostenevano e le finestre in alto, due per lato, lunghe e basse come feritoie. Aveva visto tutto in un sogno tempo prima. Nel sogno il capanno era suo, era li in vacanza, possedeva una casa estiva nel paese e il capanno era il negozio estivo. Visto che lo ...
... ricordava suo salì i gradini cigolanti e provò a entrare, non era chiuso a chiave. Dentro c'era un minimo d'ombra, interrotta da lame di luce che sembravano filtrare persino da sotto, attraverso le fessure tra le assi di legno su cui camminava. Scatoloni per terra ai lati, uno scaffaletto di legno troppo basso, una scrivania con sedia in fondo. Negli scatoloni c'era proprio quel che ricordava, dischi, nulla di valore però, quelli belli erano nel negozio serio a casa, l'equivalente onirico di casa. Nello scaffaletto c'erano riviste, esemplari stracciati della Lettura e Illustrazione Italiana, però anche un paio di numeri di Lacerba e una fanzine punk del 1977 printed in England. Soprattutto c'era qualche soldo in cassa, una manciata di monete e due biglietti da dieci che finirono subito in una delle numerose tasche dei pantaloncini, mentre le riviste valide trovarono posto nel borsone. Non era un furto, era certo che gli appartenessero, peccato non sapere anche quale fosse la sua casa nel paese, questo il sogno non lo diceva. C'era tutta una logica visibile: lui era in vacanza e di conseguenza anche la parte del mondo degli archetipi che si era sovrapposta a quello materiale era il suo luogo di vacanza, stesso punto, ma su un piano parallelo. Lasciò la borsa nel capanno e attraversò lo spiazzo fino al bar. Le pareti della grotta erano state pareggiate con mattoni e imbiancate, appesi sulla destra spiccavano un telefono a scheda e un orario di partenze navali, nonostante la mancanza ...